Unioni (in)civili

La notizia di ieri: no dei dem alla calendarizzazione del ddl (leggete qui la notizia)

Niente unioni civili. Hanno vinto ancora gli Adinolfi di turno: il ddl è stato nuovamente rinviato. Perché il tempo per spartirsi sotto banco i vari posti vacanti, per salvare uno come Azzollini o per trovarsi nei sottoscala dove accordarsi per cambiare la Costituzione, lo trovano sempre. Lo trovano, quelli del PD, per accogliere le truppe di Verdini.

Ma il tempo per regolare i diritti e i doveri di chi vuole amarsi alla luce del sole senza nuocere a nessuno quello no, quello viene sempre domani. Che puntualmente non viene mai. Il bello è che poi si domandano pure perché la gente li schifa. Bah.

Tutto questo perchè l’Italia è un paese che ha un problema con lo spazio che passa tra il dire e il fare. Dove durante il ventennio fascista Mussolini non volle fare una legge che punisse l’omosessualità perché avrebbe significato ammetterne l’esistenza nel popolo italiano.

E allora negare. Negare sempre. Negare il tradimento, negare l’omosessualità, negare matrimoni in crisi, nascondere una ragazza madre.

Una continua ipocrisia culturale, il buio, il velo nero con cui l’Italia ha sempre vissuto ogni cosa che si discostava dalla Sacra famiglia.

E tra buio e luce che si affronta questa lunga storia. Al cinema la luce ma nelle sedi istituzionali il buio.

Li (al cinema) si sdogana l’amore tra donne.

E se al cinema abbiamo due grandi attrici che parlano di una relazione tra donne in Parlamento chi abbiamo? Giovanardi e Binetti.

Ora, con tutta la buona volontà si fa fatica a credere che questa coppia possa essere più popolare della coppia del grande schermo. Eppure i due eletti o nominati e con loro parecchi altri nominati vogliono ostacolare una legge, la proposta Cirinnà che vuole introdurre le unioni civili in Italia.

L’Europa ci bacchetta tutti i giorni eppure siamo ancora fermi.

Renzi decida di andare al cinema invece che al museo del paleolitico con tutto il rispetto per le ere geologiche. E magari inviti Ferilli e Buy a Palazzo Chigi e dica loro “Brave”!

Ho scritto di questo anche su Gli Stati Generali, cliccate qui. 

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