Tra utili idioti e forme di Democrazia

Per valutare quanto sta accadendo in questi  giorni occorre partire da una constatazione di fatto: era diventato indispensabile girare pagina, cambiare passo, oltrepassare la linea d’ombra.

Quello che colpisce è il modo con cui il cambiamento sta avvenendo, perché conferma un problema assai grave oggi nel nostro Paese ma diffuso anche altrove: la crisi sempre più profonda della democrazia rappresentativa. Il fatto che una crisi di governo venga aperta e chiusa nella Direzione di un partito è un evento sintomatico, così come è rivelatore che il presidente del Consiglio sfiduciato assista alla sua liquidazione politica in televisione dal suo studio di Palazzo Chigi. Si potrebbe replicare che quello che conta è la sostanza, il risultato. Ma sarebbe un errore di miopia istituzionale e politica, perché la democrazia  è una «forma» e vive di forme senza le quali degenera e finisce. Ce lo ha insegnato Bobbio, di cui ricorre ora il decimo anniversario della morte, e prima di lui ce lo hanno spiegato Hans Kelsen e tutta la storia della prima metà del Novecento che delle forme ha fatto strame, con le conseguenze che conosciamo.

Alla crisi della democrazia rappresentativa corrisponde  un forte successo, e una vasta enfasi, della democrazia diretta: è questa la novità della nostra vita politica, l’elemento che la caratterizza e la unifica sul piano strutturale, oltre le ovvie e naturali distinzioni partitiche.  Da questo punto di vista non c’è differenza, sul piano morfologico, tra la Rete di Grillo e le «primarie» del Pd: si dà la parola al «popolo», il quale è la fonte diretta della sovranità. Quando il segretario del Pd dice che si sente vincolato al popolo delle primarie e agli impegni  che ha preso con lui, è in questa logica che si muove, individuando qui la sorgente originaria del proprio potere, ciò da cui deriva la sua legittimità e cui si sente obbligato a dare conto.

Alle origini è una differente visione della democrazia e, in modo specifico, della funzione e del ruolo della democrazia diretta. Se il segretario del Pd troverà sulla sua strada ostacoli è probabile che cambierà subito direzione ed è possibile che ricomincerà a parlare di elezioni, ma lo farà assumendo come referente delle sue decisioni il «popolo» delle primarie. Del resto il segretario del Pd diventerà presumibilmente presidente del Consiglio senza essere mai stato eletto in Parlamento. Si tratta, come si vede, di questioni delicate su cui occorre essere chiari perché coinvolge sia il ruolo del Parlamento che la funzione e il significato del partito: cosa diventano, l’uno e l’altro, quando si impone il paradigma della democrazia diretta al quale è intrinseca una concezione leaderistica e carismatica del «capo politico».

Vorrei sgombrare il campo da ogni equivoco: non penso che la democrazia diretta, in quanto tale, sia criticabile o da rifiutare. Ritengo, anzi, che le primarie siano uno strumento per ristabilire un nesso, dopo la crisi dei grandi partiti di massa, tra «governanti» e «governati». Mi chiedo però quali effetti esse abbiano dal punto di vista della concezione e della pratica di un moderno partito politico. Questo è il problema oggi sul tappeto, anzitutto per il Pd. Sul piano storico la democrazia diretta  ha avuto esiti di carattere autoritario, perfino dispotico, quando non è stata capace di connettersi  alle forme e alle strutture della democrazia «rappresentativa». Se la figura del «delegato» consuma e dissolve la figura del «rappresentante», si aprono problemi seri, a tutti i livelli, nella vita democratica di una Nazione oppure di un partito. Questa è la questione di fondo su cui siamo chiamati a riflettere dopo l’esperienza di questi mesi, ed essa  riguarda anche il futuro e il destino del Pd e quindi dell’Italia.
Se vuole sopravvivere, la democrazia rappresentativa ha bisogno di riforme profonde, allo stesso modo  lo strumento «partito» necessita di innovazioni radicali dopo la fine del modello novecentesco di partecipazione e organizzazione politica. E in entrambi i casi, è indispensabile l’apporto della democrazia diretta. Ma se essa prevalesse in modo incontrollato e senza limiti, entrerebbero in crisi, e si dissolverebbero, sia il Parlamento che il partito. Un partito non può risolversi nelle primarie e nella figura del leader che esse generano; come la democrazia non si risolve nella delega e nei suoi strumenti. Si tratta di connettere i due piani: il che vuol dire, nel caso del partito, che esso deve avere strutture, organismi, dirigenti che non si risolvono nella esperienza delle «primarie», allargando anche a questo livello, il principio, e il concetto, della sovranità. Altrimenti un partito si scioglie nella figura di un capo, di un leader che ne dispone come una sorta di strumento personale, con un passo indietro assai grande rispetto al funzionamento, e alle forme di partecipazione, anche dei vecchi partiti di massa di matrice democratica. Un passo indietro dal punto di vista della democrazia.

Non è un problema che riguarda solo il partito: concerne anche il rapporto tra «partito» e «governo». Storicamente, quando il governo ha assorbito il partito non è stato un bene né per l’uno né per l’altro. Se questo è vero, il segretario di un partito non può e non deve essere il proconsole del capo del governo. La democrazia vive di differenze, non di equivalenze o di astratte identità. Le vicende di questi giorni hanno messo sotto i nostri occhi, in modo perfino brutale, problemi delicati e importanti, che riguardano, oltre che il Pd, la vita democratica del nostro Paese. Vedremo come il segretario del Pd si confronterà con essi, se diventerà presidente del Consiglio.
Le forme sono essenziali, ma conta altrettanto la sostanza : si tratta di vedere quale sarà il programma del nuovo governo. Se si concentrerà sul lavoro, sulla scuola, sulla cittadinanza agli immigrati, farà scelte importanti, e andrà appoggiato con forza e senza remore. Sono alcuni punti centrali della crisi italiana.

Senza dimenticare il bisogno di recuperare i valori della Sinistra (come scrivevo qui in una lettera a Pippo Civati)

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