Il canguro è divenuto coniglio

Il canguro è divenuto coniglio.

Mesi frantumati in un attimo, quando si è deciso di non votare proprio quell’emendamento canguro che avrebbe impedito le modifiche a cui puntano le opposizioni (stralcio della stepchild adoption su tutte).

I balzi di questo canguro ci hanno accompagnato per lunghi mesi tra “giochi di corridoio” e “manovre di palazzo”: linguaggi politichesi per nascondere una profonda assenza di una linea politica, che denotano quanto vuoto ci possa in una proposta quando questa è secondaria rispetto l’importanza di una manciata di consenso elettorale.

E allora le parole di Monica Cirinnà, pronunciate all’inizio del dibattimento in Senato della legge sulle unioni civili, sono veramente il minimo: “Da che parte vorremo farci trovare dai nostri figli e dai nostri nipoti, quando fra trent’anni torneranno a leggere i resoconti di queste sedute? Dalla parte di chi ha creduto possibile far muovere all’Italia il primo e tanto atteso passo verso l’eguaglianza? O dalla parte di chi ha visto nella Costituzione il patrimonio di pochi privilegiati, e nell’estensione di diritti un pericolo?”.

Cosa ci rimane? Il nulla.

E ora la mossa che mi aspettavo, fin dall’inizio: via alla stepchild adoption: che poi, carissimi deputati, senatori, pressapochisti di tutti i generi, voi che sostenete con tanta veemenza di pensare al bambino e a nient’altro, lo sapete cosa significa veramente? Significa che una bambina ha meno diritti del suo compagno o della sua compagna di scuola. Significa che quella mia bambina rischia. Significa che quella bambina un giorno ci guarderà negli occhi e chiederà: perché?

Eppure chi ci rimetterà sarà solo lei e quelli come lei. Figli di due genitori o due genitrici che non hanno paura di dire chi sono. Perché non potrebbero mai più guardarli in faccia quei bambini. Non come quelle coppie “tradizionali” che fanno finta di niente e rientrati dall’Ucraina o dal Nepal dove, poniamo, i loro gemelli sono nati grazie a una maternità surrogata, falsicano i documenti. Quelli che non hanno il coraggio di parlare – nessuno! – e di metterci la faccia per raccontare come hanno veramente fatto venire al mondo i loro bambini. Tutti zitti.

Pensate a quello che era trent’anni fa la società italiana e a quello che è oggi. Pensate a quello che sarà tra trent’anni. Credete che i nomi di quanti oggi parlano di stepciai assosiesciòn rimarrano scolpiti nella pietra per la loro difesa della famiglia tradizionale? Quale famiglia tradizionale? Quale tradizione?

Non vogliono proprio riconoscere i tuoi diritti, bimba. E io sono triste. Per te.

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