Anonymous hacked Regione Puglia per #NoTriv

In queste ore Anonymous è intervenuto sul sito istituzionale della Regione Puglia.

Ed ecco che l’opposizione alla pratica delle trivelle continua, si allarga, entra nelle maglie di ognuno di noi. In quella rete sempre più larga.

Non vogliamo il Paese delle trivelle.

L’Italia avrebbe tutte le peculiarità e risorse per dimostrare al mondo quando un modello di sviluppo alternativo a quello attuale sia necessario e possibile. In questi anni, al contrario, si è dato vita a scelte che hanno impoverito i territori, depauperandoli in nome di uno sviluppo e di una crescita senza regole che non ha portato un elemento positivo in termini di salute, lavoro, risorse e welfare. Anzi, ha contribuito a creare una società più diseguale sotto ogni punto di vista.

Le crisi ambientali che il nostro pianeta sta attraversando e che riguardano tantissimi territori del nostro Paese, ci impongono scelte radicali per riformare un sistema ormai al collasso. L’attuale modello di sviluppo, in maniera sempre più distruttiva, tenta di amministrare questi sconvolgimenti attraverso le regole del mercato, ipotecando il futuro di miliardi di persone per il semplice profitto. La salute, la cultura e la bellezza del paesaggio – elementi caratteristi del nostro Paese – sono, purtroppo, fattori troppe volte secondari rispetto ad un sistema economico in crisi, che tenta di ripartire attraverso la precarizzazione del lavoro e con scelte distruttive per l’ambiente.

Il recupero di pratiche alternative deve essere al centro di una nuova politica ecologista all’interno della sinistra. Non possiamo più permetterci di perpetuare modelli di sviluppo del passato, ma al contrario è necessario costruire un fronte comune contro le devastazioni che si stanno compiendo sul territorio italiano.

Il 17 Aprile si parlerà di questo, di un referendum che non è una questione territoriale, ma nazionale. Come lo sono le battaglie No Tav, quelle del movimento No Muos passando per i No Triv lucani, i comitati locali contro gli inceneritori e coloro che lottano nelle “terre dei fuochi”… Perché con tante e tanti altri non ci arrendiamo all’idea che sia necessario implementare un nuovo modello di sviluppo. Significherebbe un Paese migliore, che valorizzi le risorse territoriali, salvaguardi la bellezza esistente e metta in campo un nuova paradigma di crescita sostenibile.

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