Alessandro Di Battista e la sua lavagna sconcia

La lavagna del Alessandro Di Battista professore era sporca, strideva e presentava le grandi e pericolose contraddizioni di questo movimento, dei suoi principali componenti.

Ha confermato quanto quel serpente che si doveva incuneare nel solco del cambiamento sta cambiando pelle. Una mutazione (una delle tante in questo panorama politico) inevitabile.

Il cambiamento procede a strappi, tra fughe in avanti e improvvisi passi indietro. Sulle onde del populismo e della incoerenza. Tra contraddizioni e dissimulazioni.

Ma cosa sta accadendo ora? C’è una enorme difficoltà nel superare una struttura simbolica che costituisce uno dei suoi pilastri originari: la litania del noi/loro.

Qualcuno direbbe che se si è arrivati sino qui è perchè il “sistema” politico lo ha permesso: la corruzione, l’inefficienza e l’instabilità politica del sistema politico. Ma il tempo passa, le onde si ingrossano in funzione dei processi di cambiamento, e una volta divenuti – piaccia o no – parte di un sistema politico il giochino del lasciate stare noi piuttosto guardate che schifo quelli rischia di diventare perfino controproducente. Pericoloso. Quando guardare la luna o il dito non fa più differenza.

Non credo più a questa retorica per il semplice fatto che nella vita sono stato abituato ad essere partigiano, a prendere posizione, a non cadere nel tranello del populismo. Siate consapevoli delle nuove sfide e siate capaci di allontanarvi da questo blocco: assumente una responsabilità identitaria. Che non si basa solo e soltanto nel dire sempre “no”.

Perché se dovesse arrivare una vittoria (non lo dite alla Taverna che parla di complotti romani per far vincere il movimento), con questo giochino del noi/loro rischiate di restare impiccati, dopo essersi però annodati per anni il cappio da soli.

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4 pensieri su “Alessandro Di Battista e la sua lavagna sconcia

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