Baciami ancora Totò Cuffaro

Dal bacio di Totò Riina a quello di Totò Cuffaro: la Democrazia Cristiana (ora Partito Democratico) non cambia.

Per essere ancora più chiaro leggete questo stralcio di intervista fatta da Alessandro De Angelis (HuffPost Italia) all’ex governatore siciliano Totò Cuffaro.

Perchè queste sei domande e le relative risposte aiutano a sfatare ogni dubbio (per chi fosse ancora in riflessione) sulla natura di questo partito (sempre più ambiguo), sulla “statura politica” di Matteo Renzi.

Aiutano a comprendere come questa mutazione quotidiana cresca, sulle esperienze e orme del potente Denis Verdini (ormai entrato di fatto in maggioranza), sull’imbarco di pacchetti di potere e clientela, sui trasformismi diffusi (vedi caso Bisceglie), o in nome di rassicurazioni sul “cambia verso” di quelle “…clientele che hanno cambiato nascondiglio” (ndr).
Che dire.

È evidente, sempre di più, che le ragioni di questa spericolata inversione vanno ricercate sul piano della politica: un partito fondato sugli interessi del ceto politico, su quelli della casta e della sua autotutela.

È evidente che, quindi, in nome di questi interessi, si gioca con grande colpevole leggerezza con l’asticella della legalità: si comincia chiudendo un occhio, poi tutti e due e alla fine ci si ritrova palude.

Che fare?
Personalmente rispetto la discussione altrui e penso che ognuno possa (debba!) fare le proprie scelte, però mi chiedo come si possa immaginare che alle prossime elezioni amministrative i più indignati sotto il profilo politico si alleino con le ragioni della loro indignazione.
Oppure crediamo ancora che il Pd in realtà non sia quello che vediamo, come se il governo fosse una fata morgana?

Ancora: se dichiariamo che il centrosinistra non esiste più, perché qualcuno lo ha devastato, perché si deve insistere nel realizzarlo?

Personalmente credo che con l’autonomia e l’orgoglio delle nostre ragioni, si potrà (ri)costruire un profilo politico di governo che muove da sinistra (dall’uguaglianza e dal progresso) per andare incontro a tutto l’elettorato.

La “morale” di tutto. Un tempo questo modo di procedere e di interrogarsi si chiamava questione morale. Ora si chiama “pratica del nascondiglio”: manovrare all’oscuro di tutto.
Soprattutto se parliamo della manovra spericolata di un ex governatore condannato a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio.
Fate voi.

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