Un Migliore e Gentile rimpasto

Una poltrona è per sempre. Il governo da il via al rimpasto: 13 nomi nuovi. Torna anche il contestato Gentile (accusato ai tempi di aver esercitato pressioni sullo stampatore dell’Ora della Calabria per evitare la pubblicazione di un articolo su un’indagine a carico del figlio).

Entra Gennaro Migliore quello buono per tutte le stagioni (l’importante è che vi sia una poltrona da occupare).

E poco importa quello che aveva detto il rottamatore : “Il rimpasto? Fa tanto vecchio stile, io non lo farò” o ancora “Io non voglio cambiare il governo, voglio cambiare l’Italia”. 

Ecco che la logica delle maggioranze variabili, con cui si muove il premier, va avanti: un giorno con il Caimano, un giorno contro di lui e con la minoranza Pd, poi di nuovo con Berlusconi, poi con Verdini e con Tosi. E avanti così.

Avanti in nome del manuale Cencelli, della spasmodica necessità di tenere in vita quella grande “balena bianca” che sta portando gradualmente a forzature costituzionali insopportabili, a scissioni silenziose e sofferte di tanti militanti ed elettori davanti all’ingresso nel partito di figure sempre combattute come ex fascisti, ex berlusconiani, affaristi (a sentir Saviano pure di peggio).

Ecco perché quel grande sogno e progetto del Partito Democratico non esiste più (da tempo), e che questo si sia trasformato in un’altra cosa. Si chiedeva “un partito all’altezza della sua base”, che desse ascolto a militanti ed elettori e li coinvolgesse nelle scelte più importanti, ma in questo l’era Renzi non ha portato nulla di nuovo.

Anzi ha lasciato in alcuni una grande consapevolezza: decidere, dopo anni di trasformazioni profonde, di calci in faccia e di riforme, se si vuole andare avanti “soli” con il proprio dissenso, perennemente irriso e calpestato, o si vuole offrire una prospettiva.

Perché c’è un limite umano alle forzature che si possono sopportare.

Il problema è che il PD oggi è radicalmente cambiato, dove le larghe intese stanno occupando noi, voi. Quelle capaci di dettare le scelte di governo, le più impensabili delle alleanze sui territori (vedi caso Bisceglie), che portano a trasformismi di ogni tipo.

Come diceva Terzani: “Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.”

Ed ecco che Il trasformismo non è solo degrado morale, ma un costo per tutti.

Intanto la Prima Repubblica, non si scorda mai come direbbe Checco Zalone (qui).

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