Quarto per non dire ultimo

Il Movimento Cinque Stelle avvia la procedura di espulsione per il Sindaco di Quarto Rosa Capuozzo.

Tuttavia non si può fare a meno di notare che fare dell’onestà non una pre-condizione dell’agire politico ma un programma politico in quanto tale è pericoloso e fuorviante per il funzionamento della vita democratica.

Intanto perché con l’alibi della corruzione si spaccia l’idea che la cosa pubblica possa essere gestita non grazie a competenze tecniche e culturali ma solo in virtù di una presunta attitudine morale. Oppure (come la storia insegna) in secondo luogo perché rende inevitabile il corto circuito tra media, magistratura e politica che troppo spesso ha condizionato il rapporto tra poteri e opinione pubblica. Infine -­ e conseguentemente – perché crea un clima in cui il sospetto diventa certezza, l’avviso di garanzia una condanna, l’intercettazione un versetto evangelico.

Per questo la reazione del Pd sul caso Quarto è miope e sbagliata. Perché volendo cogliere nel breve una (ghiotta) opportunità di propaganda ripropone e alimenta nel medio e lungo periodo uno schema che non può che nuocere alla nostra vita pubblica.

Alzare in Campania gli stessi cartelli che i Cinque Stelle alzano nelle altre aule consiliari; costruire un tweet-bombing che riassume i medesimi toni e le stesse modalità degli hastag pentastellati; invocare immediate conseguenze politiche per una vicenda ancora tutta da chiarire sul piano giudiziario: tutto questo significa perpetuare il regime di ambiguità in cui da decenni è intrappolato nel nostro Paese il rapporto tra politica e giustizia.

Invece davanti al caso Quarto appropriarsi del mantra l’onestà andrà di moda non era la sola scelta possibile. L’altra avrebbe potuto essere approfittare di quanto sta avvenendo in Campania per dire agli avversari grillini (e al Paese) che il tema della legalità andrebbe posto, nell’interesse di tutti, in modo più equilibrato e meno istintivo.

Ma nessuno sfugge – sa sfuggire – al timing dell’istantaneità e del dinamismo pop. Perché la politica è stanca ed è inutile chiedergli di scegliere tra una scorciatoia e un discorso pubblico dai tempi più lunghi e complessi. E perché malgrado lo storytelling imperante in troppi hanno dimenticato la prima lezione delle favole: la via più breve non sempre è la migliore.

Fonte: Marco Bracconi

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