Dal caso Cancellieri a quello Boschi. Il “Cambia Verso”

Pare che la coerenza non abbia paese sulla questione Banca Etruria (1).

Maria Elena Boschi, allora, era una giovane parlamentare simbolo della rottamazione renziana.

Ospite di Ballarò, il 16 novembre 2013, disse a proposito del caso Cancellieri:

“[…] questa vicenda mi lascia un senso di tristezza addosso. Il problema non sono le dimissioni di Cancellieri, il problema è che è in gioco la fiducia verso le istituzioni. Io al suo posto mi sarei dimessa, c’è un punto grave in questa vicenda, che non è la scarcerazione di una persona malata. Il punto grave è che ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici. Oggi abbiamo perso un’altra occasione di fronte ai cittadini […]”.

Nell’epoca della menzogna, della incoerenza tutto è possibile. E ha ragione Saviano (3) che nelle sue ultime riflessioni ha avuto il merito, o il torto, di chiamare in causa il governo sul conflitto d’interessi. Un ingrediente di retorica renziana fino a quando Renzi non è entrato a Palazzo Chigi (poi il tema è sparito).

Di fronte a conseguenze così tragiche ed enormi, dovremmo forse accontentarci delle rassicurazioni di Delrio che autocertifica l’assenza di conflitti di interesse del ministro Boschi? Il conflitto, con buona pace del governo, c’è ed è evidente. Lo hanno capito tutti, risparmiatori compresi. Purtroppo, troppo tardi. Anche per Luigino D’Angelo. (2)

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