Disertare o “sabotare” le primarie a Milano?

L’esperienza Pisapia, pare essere ibernata e posta in comunione con Formigoni e Lupi.

Manca poco, restano alcune pennellate per concludere il quadro della nazione con Sala, candidato a sindaco di Milano.

Con la benedizione un po’ di tutti: di Formigoni (gli ambienti di comunione e liberazione pare siano favorevoli).

È vero che a Milano siete pronti a sostenere Sala con il Pd? “Il suo nome non può che destare sentimenti positivi in noi. Ricordiamoci che fu scelto dalla Moratti. Anzi, da Bruno Ermolli. E io, da governatore, ne avallai la nomina ad amministratore delegato di Expo” (Roberto Formigoni, 10 Novembre 2015) (1)

E poi Maurizio Lupi che scalda i muscoli. Il tutto con l’appoggio del PD.

La corsa a sindaco di Sala partirebbe da presupposti molto diversi da quelli che avevano portato Pisapia a Palazzo Marino: puntare sul commissario di Expo significherebbe cambiare uno schema di governo e abbandonare il modello Milano (tutta la sinistra unita fino ai comitati e ai centri sociali), per abbracciarne uno più simile a quello romano, senza gli estremi e con liste civiche a raccogliere consensi al centro pescando voti magari anche a destra. Un modello poco si sposa con le primarie competitive che la sinistra, quella che in maniera sempre più diretta prende di mira Sala, sollecita da tempo.

Avete ancora dubbi sulla natura trasversale di questo PD? Avete ancora dubbi sulla natura da violentatori di valori di questa classe dirigente?

Detto questo, il mio pensiero (umile e di elettore) è ben chiaro (3).

Ne é passato di tempo dove le proposte contenute in “Milano città aperta”, nacquero da una costante opera d’ascolto e partecipazione. Attualmente non le vedo. Non vedo quel desiderio o necessità di una continuità con il passato recente vittorioso.

Pisapia, ha certamente avuto il merito di aver introdotto un modo di fare politica nuovo in una metropoli che la giunta precedente di centrodestra aveva ingrigito e incupito. Ma soprattutto Pisapia ha vinto le elezioni perché ha saputo trovare un modello nuovo di comunicazione politica, un modello innovativo di costruzione del rapporto fiduciario con i cittadini.

Visto ciò, la fiducia in Giuseppe Sala non può essere data per scontata e neppure può essere legittimata solo dai vertici o anche solo dai militanti di un partito pur importante come è quello democratico. La fiducia deve essere guadagnata porta a porta, sul campo, nei quartieri, nelle strade nelle periferie. Senza questa fiducia “diffusa” non si può vincere a Milano.

I desideri, le speranze, le aspettative dei Milanesi, cioè il “voler fare”, e il fare di quel “tu”, rappresentato dal popolo di Milano delle periferie e del centro, negli anni sono diventati più interessante di ogni altra cosa, più diktat di partito, più degli appelli alla paura degli avversari.

Ad esempio, per Pisapia il mandato popolare è stato reale.

Non un surrogato di decisioni di partito o di parti verticistici (2).

Il modello-manager Sala, personalmente, per il dopo Pisapia è inapplicabile: per forma e contenuto. Perché il narratore-protagonista è colui che sa “fare insieme”, sa condividere esperienze e idee con i suoi potenziali elettori.

Perchè ogni cittadino, ogni Milanese si è sentito in prima persona protagonista, o almeno co-protagonista di un grande racconto .

Perchè non serve un “candidato carismatico” e tanto meno un capo populista o un manager per arrivare ad essere il primo cittadino di Milano. Serve una persona che non salti da televisione per parlare del proprio io e non del noi.

Quelli come me sono volti che tifano per continuare questa esperienza (nel perimetro di sinistra), sono quelli che non si stancano della speranza, dell’idea di cittadinanza attiva.

Qualcuno direbbe che sono parole gettate nello stagno, senza effetto. Dissento perchè credo che bisogna ricostruire (o continuare) il percorso della fiducia e solidarietà, e vedo in questa opportunità come un processo storico irreversibile (che passa dal noi e non dall’io) e che, anche se oggi è in crisi per la miopia delle leadership e per il prevalere degli egoismi nazionali, resta comunque la dimensione naturale di quei cittadini che urlano nel silenzio, che vogliono essere ascoltati.

Infine. Si punti a comprendere e accettare il patrimonio di energia portato dai tanti cittadini pronti a mettere il proprio volto e alfabeto di futuro.

Non prendetevi il lusso di non ascoltare, non lasciate fuori i cittadini “spaventati” perché ci sono tornanti della storia in cui si rivela più che mai indispensabile mettere in moto la carica trainante della partecipazione e che dobbiamo tutti farci carico di creare le condizioni per una ripartenza collettiva (4).

Senza questo moto, senza questa base, dimenticate l’altezza.

Collegamenti esterni:

(1) Formigoni: “Maroni si dissoci da Salvini. E per Milano noi guardiamo a Sala” (La Stampa, 10 Novembre 2015)

(2) “Radio taxi Verdini 3570” (il contributo del blog In fondo a Sinistra)

(3) “A Milano, come un elefante in cristalleria, non andrò in Sala” (il contributo del blog In fondo a Sinistra)

(4) “Disertare o “sabotare” le primarie a Milano?” (il contributo del blog In fondo a Sinistra per Gli Stati Generali)

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