#Cucchi, ingiustizia è (nuovamente) fatta!

stefano-cucchiSi dice (amaramente), meglio tardi che mai.
Sei anni dopo, insomma, a un anno dall’apertura dell’inchiesta-bis, si scopre che i tre carabinieri che arrestarono Stefano cucchi forse hanno detto un sacco di cazzate in quel famoso e confuso verbale d’arresto.
Quel giorno lo arrestarono. Ma non gli furono prese le impronte, non fu eseguita la “foto segnaletica”, scrissero che era albanese (lui era romano), lo schedarono senza fissa dimora (però poi fu perquisita la sua casa), chiamarono il 118 (ma quando arrivò non fu nemmeno “visitato”).
In questo quadro desolante, dove i colpevoli sono chiari, dove regna una sprezzante omertà, dove nessuno dei vertici di Stato ha preso posizione (figuriamoci se Angelino Alfano dice qualcosa visto che è a sua insaputa Ministro dell’interno), ieri è stato indagato “uno” per falsa testimonianza e aperto accertamenti sugli altri due. Si dovrebbe dire meglio tardi che mai, ma è ancora troppo presto.
Insomma, cara Italia, caro fratello ‪#‎Cucchi‬: ingiustizia è (nuovamente) fatta.
Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù, figlio di Giuseppe, è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l’aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita.

I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato. E mi unisco a te caro Erri De Luca. Il potere continua nel suo silenzio. Amen.

Il resto è nella voce della sorella Stefania Cucchi quel 1 Novembre 2014. Una storia, delle parole e tanta amarezza che si ripete (come scrivevo qui, cliccate).

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