Sorridi alla vecchia Molfetta. Cronache di rimpasti

“…il rimpasto lo faccio solo con la focaccia” (cit. Paola Natalicchio).

Si parla tanto male del PD (come diceva lo stesso Sindaco in questo video, cliccate) e alla fine ci si inginocchia davanti ad esso.

In breve la storia. Il Sindaco Paola Natalicchio dava le dimissioni il 17 Luglio scorso adducendo il tutto a tensioni con la dirigenza locale del PD (chiedendo di dimettersi, cliccate qui per leggere la notizia).

Poi sono bastate poche ore per fare pace ( “… sancita in pompa magna addirittura con il Vice Segretario nazionale del PD Serracchiani esponente dello stesso PD nei cui confronti erano state utilizzate in pubblico espressioni durissime nel corso di una conferenza stampa di inizio agosto …” – come si evidenzia nel video sopra –) ed inserire in giunta un esponente del PD come assessore.

Questo accade a Molfetta, accade ovunque, accadrà sempre.

La verità (al di là delle dichiarazioni roboanti utilizzate quali “armi di distrazione di massa” – quelle nel quale il Sindaco Paola Natalicchio chiedeva le dimissioni di alcuni esponenti della dirigenza PD – ) è che ha prevalso “la legge del più forte”, ha prevalso il ricatto dei numeri.

Ha prevalso il tanto vituperato “manuale Cencelli”.

Ha perso la politica (come scrive il comunicato, cliccate qui).

E allora il sorridere al nuovo si tramuta in piangere davanti al vecchio. Alla vecchia Molfetta (diversa da quella presentata nel 2013 dallo stesso Sindaco Natalicchio).

Ed ecco che si tratta di argomento immediatamente reversibile.

Perché a me pare che il nuovo diventi vecchio quando fa esercizio (continuo) di prepotenza (eufemismo).

Quando promette cose, durante le campagne elettorali, poi ne fa altre.

Quando è insofferente alle critiche, quando non riconosce alcuna dignità al pensiero critico, quando si concede reazioni smodate nei confronti di persone.

Quando si tratta la politica come “Manuale Cencelli”.

Quando c’è di mezzo l’ambizione. C’è sempre stata, è più che lecita, ma ora a volte è troppa.
Tutti sperano, molti pretendono, anche se non hanno qualità. Ovviamente per essi i partiti (o para movimenti civici) e l’agone politico sono mezzi da usare e gli scrupoli sono pochi.

Quando c’è la tattica, l’uso mediatico. La tattica è a mille, i contenuti (pochissimi) finalizzati alla tattica stessa.
La disciplina della buona politica esiste solo quando serve.

La popolarità e il consenso sono tutto. E la politica non esiste.

Quando si affida a facili manicheismi, tra acceleratori e frenatori, senza sapere di che cosa si sta parlando.

Quando si affronta un qualcosa (di fondamentale) con leggerezza.

Quando dice o così o niente, ultima spiaggia, non ci sono alternative, dopo di me il diluvio.

Quando riduce tutto ad unum, in un senso molto particolare.

Ma certo questa è una mia opinione (personale).

E ora i titoli di coda. In tanti pensavano di sorridere alla nuova Molfetta (in tanti lo avevano pensato), ora rimangono interdetti.

Pensando a quello che poteva essere (al netto o al lordo delle ambizioni personali) e a quello che è ora. Il vuoto.

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti. (Luigi Pirandello)

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8 pensieri su “Sorridi alla vecchia Molfetta. Cronache di rimpasti

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