Le supercazzole sul #JobsAct

11934962_419930138210148_7268559936726701859_nSe fosse successo al governo Berlusconi di sbagliare i dati sull’occupazione dopo aver varato una legge sul lavoro probabilmente avremmo sentito gridare al golpe.

Invece il ministero del Lavoro guidato da Giuliano Poletti sbaglia clamorosamente i conti del Jobs Act ed è costretto ad ammetterlo il giorno dopo ma sulla stampa italiana si leggono solo bonari rimbrotti.

Eppure, dopo quanto dichiarato dal presidente dell’Istat Giovanni Alleva dovrebbe essere chiaro che il governo sta utilizzando i dati sull’occupazione che escono dal ministero di Poletti per un’attività di propaganda persino maldestra nei suoi effetti boomerang. E se questo dal punto di vista statistico dimostra soltanto che l’ISTAT è attendibile nella comunicazione dei numeri del lavoro, dal punto di vista politico dovrebbe allarmare.11889558_10153464972642489_7829130364613288935_n

Perché, senza che sia necessario pensare alla malafede, la faciloneria comunicativa e declaratoria con cui l’esecutivo sta trattando dati di importanza fondamentale nel giudizio sull’azione politica del governo dovrebbe perlomeno preoccupare chi, come Renzi, alla fine dovrà metterci la faccia e assumersi le responsabilità anche per gli errori altrui.

Qui (cliccate) le tabelle ufficiali e presentate dallo stesso Ministro Poletti in riferimento all’errore sui dati dell’occupazione.

Nota: Lancio l’operazione crowdfunding per un regalo al ministro del lavoro Poletti perché sono stanco di vederlo ritratto in foto con i Casamonica a cena, come se uno non potesse andare a cena con un mafioso, mica ha faceva parte della stessa cooperativa.

O forse si.

Chiedo a chi tra i miei contatti è capace di metterlo su il modo migliore, trasparente per una raccolta fondi in solidarietà con il Ministro per regalargli l’abaco, si l’abaco per continuare a dare i numeri sul l’occupazione in Italia.
L’abaco è uno strumento di Governo tolto al ministro con la spendi gli review che sta mettendo in crisi INPS e ISTAT.
Un euro per non finire alla neuro.
Un euro per non confondere l’andamento dell’occupazione con quello della disoccupazione.
Un euro, perché se non riuscissimo a comprare un abaco per il ministro del lavoro potremmo almeno prendergli il gioco delle bolle almeno la smette con le “palle”. 

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