Mohamed è morto per i nostri pomodori

22soc1-immigrati-raccolta-pomodori-foto-michele-dottavioMohamed è morto per i nostri pomodori. In un campo di pomodori fra Nardò e Avetrana a 40°.

Mohamed aveva i documenti in regola e faceva proprio il bracciante per professione. Un messaggio ben chiaro al ‪#‎Salvini‬ di turno: per chi guarda a questi operai come ladri di lavoro, mentre con il loro sacrificio fanno funzionare pezzi di un’economia che vogliamo sempre più sana e sicura.

Non c’è ancora una reazione importante ad una piaga storica che muta con il mutare del tempo.
Il caporalato di oggi non è più quello di una volta e andrebbe indagato approfonditamente. Determina un controllo violento del territorio rurale e mette in discussione non solo la vita, ma la dignità dei lavoratori, in particolare dei lavoratori migranti che sono i più esposti.
Non parliamo di un fenomeno arcaico, ma moderno: il lavoro nero è cresciuto in tutta Europa e con forme più aspre nel Mezzogiorno d’Italia. E’ uno dei prodotti più avvelenati della stagione neoliberista e dei processi di precarizzazione del mercato del lavoro.
A questo dobbiamo dire no: al caporalato, che è il marchio del disonore su alcuni angoli bui della nostra terra. A Mohamed

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