Il trasformismo di Emiliano spiegato bene (da Gramsci)

Trasformismo. «Un aspetto della funzione del dominio», «una forma di rivoluzione passiva». Così Gramsci analizzava il ricorrente cambio di casacca degli eletti (come avevo scritto qui, cliccate)

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Sup­pongo che molti abbiano notato con qual­che sor­presa l’ostentata indifferenza con cui in que­sti giorni la «grande stampa» ha regi­strato gli ultimi mas­sicci epi­sodi di tra­sfor­mi­smo (da sinistra: Pietro Mastropasqua ex Forza Italia vicino al Sen. Antonio Azzollini suo “padre politico”, ex Alleanza Nazionale, Mariano Caputo ex UDEUR, Pino Amato UDC, Saverio Tammacco consigliere provinciale vicino a Schittulli – candidato centro destra alla Regione Puglia- e le varie altre truppe di “I Like Molfetta”). Leggete qui la notizia (cliccate qui)

La non­cha­lance riser­vata a tali vicende sem­bra sug­ge­rire che si tratti di bana­lità nella norma. Vale allora la pena di chia­rire subito un punto essen­ziale. Non si tratta sol­tanto di un feno­meno squal­lido sul piano morale («etico-politico»). Il tra­sfor­mi­smo è anche un indice della gra­vità della crisi democratica in atto nel paese. Par­larne seria­mente – per­sino dram­ma­ti­ca­mente – non è quindi pru­de­rie. Signi­fica, al con­tra­rio, abboz­zare una inde­ro­ga­bile ana­lisi politico-storica.

Comin­ciamo pro­prio da qui.

Nei Qua­derni del car­cere Gram­sci – non propriamente un mora­li­sta nel senso spre­gia­tivo del ter­mine – insi­ste più volte sulla rile­vanza del tra­sfor­mi­smo nel pro­cesso risor­gi­men­tale e nella dina­mica poli­tica della nuova Ita­lia (nei primi cinquant’anni di vita dello Stato uni­ta­rio). Attra­verso il tra­sfor­mi­smo – scrive – i «mode­rati» gui­dati da Cavour «dires­sero» i demo­cra­tici di Maz­zini e Gari­baldi, impri­mendo al Risor­gi­mento una cifra oli­gar­chica, con­ser­va­trice e anti­po­po­lare. Anche dopo il 1870 la parte mode­rata con­ti­nuò a diri­gere il Par­tito d’Azione mediante il tra­sfor­mi­smo, che per que­sto Gramsci con­si­dera «un aspetto della fun­zione di domi­nio», oltre che «una forma della rivo­lu­zione pas­siva». In sostanza, la classe diri­gente ita­liana venne ela­bo­rata «nei qua­dri fis­sati dai mode­rati» anche per mezzo dell’«assorbimento degli ele­menti attivi» pro­ve­nienti dalle classi nemi­che. Le quali furono così «deca­pi­tate» e per lungo tempo «annichilite».

Al di là dell’aspetto morale, Gram­sci pone dun­que un forte accento sul carat­tere poli­tico del feno­meno tra­sfor­mi­stico. Nella sua ana­lisi col­pi­sce in par­ti­co­lare un ele­mento di straor­di­na­ria attua­lità, in forza del quale essa sem­bra offrire la foto­gra­fia di quanto sta acca­dendo sotto i nostri occhi, tra «sta­bi­liz­za­tori», «respon­sa­bili» e altre varianti della pro­ge­nie sci­li­po­te­sca. Nell’analizzare il tra­sfor­mi­smo, i Qua­derni sot­to­li­neano la spe­ci­fica respon­sa­bi­lità degli ese­cu­tivi. Affer­mano che i movi­menti tra­sfor­mi­stici sono da impu­tarsi in larga misura al governo in carica, il quale opera «come un “par­tito”» ponen­dosi al di sopra dei par­titi esi­stenti per disgre­garli, pre­ci­sa­mente allo scopo di costi­tuire una forza di «senza par­tito» posti ai suoi ordini.

Quanto sta avve­nendo pro­prio in que­ste set­ti­mane nel Pd dei Emiliano ne è un esem­pio plastico. Il par­tito di Renzi/Emiliano non è sol­tanto una forza attrat­tiva per feno­meni tra­sfor­mi­stici clas­sici.

In quest’ottica va letto il con­fluire (con­cla­mato o sur­ret­ti­zio) delle diverse anime dell’opposizione (vedi Cosimo Mele a Carovigno, cliccate qui) nella maggio­ranza ren­ziana/emiliano

È dun­que un fatto: anche ai giorni nostri il tra­sfor­mi­smo si con­ferma effi­ciente stru­mento di costru­zione di mag­gio­ranze che immu­niz­zano i governi dalla dialettica politica, via via degra­data a «potere di veto dei par­ti­tini», a «minac­cia per la gover­na­bi­lità», a «sabo­tag­gio a opera di frenatori».

Come in pas­sato, il tra­sfor­mi­smo è uno dei prin­ci­pali mezzi di governo e di con­trollo delle aule. E anche da que­sto punto di vista il demo­cra­tico Emiliano appare in linea col peg­gio, repli­cando il diretto pre­ce­dente dell’ultimo governo Berlusconi, tenuto in vita dal mani­polo dei suoi «responsabili».

Ma – rico­no­sciuta, anche gra­zie a Gram­sci, la fon­da­men­tale poli­ti­cità del fenomeno tra­sfor­mi­stico – siamo sol­tanto a metà del discorso. Resta da chia­rire una parte altret­tanto rile­vante, ben­ché forse meno scon­tata.

Come dicevo all’inizio, il pro­blema è in che ter­mini si parla del tra­sfor­mi­smo e delle pato­lo­gie con­si­mili, sem­pre che se ne parli.

Que­sto pro­blema ne coin­volge a sua volta un altro, più gene­rale e di fondo.

Dovremmo chie­derci che cosa sia oggi la «que­stione morale» e in che misura essa dif­fe­ri­sca dai temi poli­tici ai quali abi­tual­mente si pre­sta atten­zione. Su que­sti temi avremo modo di sof­fer­marci in un pros­simo intervento.

Qui scrivevo una lettera ad Emiliano (cliccate qui). Allora dico: Emiliano le vuoi vincere le elezioni?

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