Caro Michele Emiliano

Caro Michele Emiliano

Dieci anni di governo Nichi Vendola non si cancellano. Ci sono state tante luci e ombre ma è proprio da quest’ultime che si deve ripartire. Per migliorare e non per smantellare.

Alcuni dati (da certi usati a convenienza e da altri mai considerati) danno il senso della sfida epocale che abbiamo davanti.
Quello che sta costruendo attorno a sé (perché questa è l’accezione giusta – quella di un partito padrone -) in questi ultimi periodi è pari ad una selva inestricabile, un esercito fedeli attendenti, spesso contrapposti tra loro e, comunque, gelosi custodi delle chiavi del potere.
In tanti hanno chiesto un cambio di rotta (un ‪#‎cambiaverso‬ Le potrebbe far ricordare qualcosa), in tanti hanno pagato e pagheranno. Tutto questo maneggiare (non tanto con cura) ci sta portando in un labirinto incomprensibile ed impenetrabile dall’esterno, non aperto alla società civile, che è l’inizio ed il fine dell’azione politica. Un partito per soli addetti ai lavori non serve a nessuno, se non ai soli addetti ai lavori.
Andiamo sul fine: la politica non è un mestiere (lei come la interpreta?). La militanza e la gestione del potere che ne discende non di rado divengono professione che consente ad alcuni, sulla base della fedeltà al maggiorente di riferimento, di transitare da un incarico all’altro, a volte di tipo politico, altre con impieghi in società partecipate o comunque a vario titolo riconducibili all’apparato di partito. La politica non può essere un mestiere, ma un servizio alla collettività, un modo per mettere la propria passione e le proprie competenze a disposizione della comunità.

Quello che immagino è un progetto in mezzo alla gente, aperto alla gente. Durante il periodo delle primarie vi è stato un pullulare di testimonianza ma dopo, quello che ho notato (umilmente), è una sorta di chiusura attorno a se stessi (a come assolvere le promesse) e una incapacità ad accogliere questa richiesta di Politica.

E’ Suo e vostro preciso compito fare in modo che ogni cittadino appassionato di politica, che si riconosca nei valori del centro-sinistra, percepisca il progetto come il luogo naturale per il proprio impegno civile, della propria valorizzazione e la propria crescita, il luogo in cui poter fare la propria parte. Senza sentirsi in imbarazzo di incrociare gli sguardi con lupi mannari ingaggiati per aumentare il peso elettorale.

La nuova idea di Sinistra non è il fine ma il mezzo, e va mutato radicalmente per renderlo funzionale alla crescita civile ed economica della nostra realtà.

E allora vedo tanti conflitti interni, poca trasparenza (rendere noti i finanziatori)

Ora, caro Emiliano, quello che vedo attorno a se è una somma di tribù e di capicorrente.

La finisca con questa continua pratica da regolamento di conti, si apra a un processo inclusivo che sappia far tesoro del bagaglio di esperienza di chi da tempo ha percorso il successo della Puglia. E accetti il contradditorio.

Domanda: Caro Emiliano, le vuoi vincere le elezioni?

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