La linea sottile

La linea è sottile. Molto sottile.

Il riformismo ipercinetico di Renzi cammina sul filo teso tra opposti tanto somiglianti tra loro. Demagogia e necessità, cambiamento e propaganda, velocità e fretta.

Allo specchio, la classe dirigente del Paese si muove sullo scivoloso crinale che divide la conservazione dalla prudenza, la vigliaccheria dal ragionamento, l’egoismo corporativo dal ragionevole timore del salto nel buio.

C’è un che di furbo, e troppo abilmente dissimulato, nello schiacciare il dissenso sempre e comunque sul fronte del conservatorismo, dell’immobilismo o della rendita. Ma c’è un che di insopportabilmente paraculo nel ventilare lo spauracchio di personalismo e decisionismo con il solo scopo di garantire le proprie consolidate posizioni.

La linea è sottile, molto sottile come scrive Marco Bracconi su Repubblica (dal quale riprendo questo articolo). Presidiarla richiede attenzione, impegno costante, realismo. E per sciogliere le ambiguità, ovunque si nascondano, sono necessarie libertà intellettuale, coraggio e visione prospettica.

Nell’Italia 2014 è il solo modo per restare cittadini. Non rimpiangere un Novecento che non c’è più, ma abituarsi a pensare in un altro modo. Consapevoli che le cose potevano andare diversamente, ma così non è stato. E che solo qui, e solo adesso, è la nostra capacità di comprendere, volere e agire.

In una sola parola, abituarsi a pensare che solo qui, e solo adesso, sono le nostre responsabilità.

Ringrazio Marco Bracconi come sempre.

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