Berlusconi? Sei fuori

Non c’è più tempo per gli alibi e per le provocazioni. Passo dopo passo, il destino del pregiudicato Silvio Berlusconi si compie. Com’è giusto che sia, in un Paese nel quale un Ventennio di leggi ad personam non è riuscito a far saltare i cardini dello Stato di diritto.

Con la sentenza della Cassazione, che conferma l’interdizione dai pubblici uffici per due anni, il Cavaliere diventa a tutti gli effetti incandidabile e ineleggibile. Un leader che ora, ancora una volta proprio in nome di quell’unzione sacra, sperava di potersi ripresentare alle elezioni europee, per riottenere dalla sua gente la verginità etica e la legittimità politica che le maledette “toghe rosse” gli avrebbero tolto.

Ebbene, ora anche questa estrema, disperata e quasi grottesca finzione è finita. Berlusconi non si può candidare. I suoi giornali di famiglia e le sue amazzoni, autonomi o autorizzati che siano, possono azzardare tutti gli strappi possibili, raccogliendo le firme e invocando la grazia. È tutto inutile, oltre che penoso.

Adesso il Cavaliere è nudo. Di fronte alla realtà e di fronte agli italiani. Di fronte ai suoi innumerevoli fallimenti e alle sue enormi responsabilità. Non ha mai realizzato la “rivoluzione liberale”. Ora può provare a tenere aggrappata alla sua vecchia creatura almeno una parte di quei 7 milioni di elettori che gli sono rimasti, probabilmente lo zoccolo duro forzista che voterebbe qualunque cosa e qualunque lista in cui ci sia una sia pur minima “traccia” del berlusconismo che fu, e che non potrà mai più essere.

Nonostante il suo status di “pregiudicato in attesa di giudizio” (i processi su Ruby e sulla compravendita di senatori sono ancora in corso) si può considerare comunque un “miracolato”. Ha ottenuto un posto al tavolo delle riforme, quando era già mestamente incamminato sul viale del tramonto. È stato rivestito di un ruolo di “padre costituente”, come scrive Giannini oggi su La Repubblica, che non merita e non ha mai fatto nulla per meritare. Si accontenti di questo. È già tantissimo, dopo tutti i disastri che ha combinato. 

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