Liberate il Pd dalla gabbia

Liberate il Pd dalle gabbie che si è costruito. Perché così può morire. Le primarie sono un’opportunità democratica, non una condanna.

In tanti sono attoniti e feriti: quegli stessi circoli, presi d’assalto due mesi fa nel giorno delle primarie per il segretario nazionale, offrivano vuoti desolanti per l’elezione dei segretari regionali. Ma non solo. Gli eroici volontari su cui poggia l’intera macchina organizzativa erano preoccupati e arrabbiati: è mai possibile che il vertice del Pd cambi di colpo rotta sul governo nazionale, senza coinvolgere il partito in una discussione, anzi senza neppure parlare con linguaggio di verità, e al povero partito venga invece imposta una fatica collettiva tanto inutile quanto insensata?

Gli iscritti non possono essere mortificati in questo modo. Continuando su questa strada, presto non ci saranno più i volontari per tenere aperte le urne delle primarie. Certo, si deve operare per allargare questa comunità, per rompere barriere, per avvicinare il numero degli iscritti a quello degli elettori delle primarie meglio riuscite: ma la pre-condizione è dare senso alla tessera di partito. Se è il Pd che la svaluta, come può il cittadino apprezzarla? Le primarie sono nate per costruire uno spazio democratico più grande e hanno creato attorno al Pd un’area di interesse, di simpatia, che nei momenti importanti è diventata partecipazione attiva. Ma le primarie devono essere legate a una politica, e a scelte comprensibili. Le primarie da sole non ne saranno mai il surrogato. Soprattutto il Pd non può diventare una fabbrica di primarie. La ripetizione meccanica è autolesionismo.
Alle primarie vanno rimesse scelte determinate e chiare. In ogni caso, va evitata la loro trasformazione in un concorso di bellezza.
Il Pd deve rimettere le primarie all’interno del suo progetto democratico.
È tempo di una riflessione seria, non ideologica. Il governo Renzi, per cambiare davvero il Paese, ha bisogno di un Pd rigenerato e radicato nella società. Se qualcuno pensa che Renzi possa farcela, archiviando il partito che lo ha voluto come leader, si sbaglia di grosso. La solitudine del leader non sarà mai compensata da un richiamo diretto al popolo.

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