L’obiettivo di #Grillo

Nella fase politica che si è aperta con la decadenza di Berlusconi, al sentenza della Consulta e il cambio della guardia al vertice del Pd ci sono alcuni comportamenti del Movimento Cinque Stelle difficili da comprendere.

Proviamo a tracciare il quadro in maniera il più possibile oggettiva, realistica e neutrale.

Grillo vuole le elezioni, subito. Posizione legittima. Vuole anche le dimissioni del presidente della Repubblica e l’elezione di un nuovo capo dello Stato da parte del nuovo Parlamento. Anche questa è una posizione legittima, per se i modi con cui la esprime fanno danno non solo a Napolitano ma a tutto il Paese, che avrà bisogno di istituzioni salde anche dopo  questa presidenza, comunque la si giudichi.

Ma dicevamo. Voto anticipato il prima possibile e via l’inquilino del Colle. Sono questi gli obiettivi politici di breve termine che Beppe Grillo dichiara pubblicamente quasi ogni giorno.

Tutti sanno, anche lui, che questo governo durerà fino a quando non ci sarà una nuova legge elettorale. Esattamente come tutti sanno che un minuto dopo l’approvazione della nuova legge elettorale il governo è praticamente finito. Tutti sanno, infine, che prima si fa la legge elettorale e più Renzi è contento.

Mettendo in fila questi tre elementi, e facendo un elementare ragionamento politico, è evidente che se vuole Grillo può tentare di ottenere il suo obiettivo in tempi molto più rapidi dell’agenda Letta. Una apertura chiara e seria sulla legge elettorale, accettando un confronto senza pregiudiziali e poi trattando alla pari in modo costruttivo, innescherebbe immediatamente il count down per l’esecutivo. Perché per il solo fatto di essere stata fatta renderebbe più fragile l’asse premier-Quirinale, introducendo uno schema alternativo per il superamento del Porcellum capace di imporre a tappe forzate l’avvicinamento alle urne.

(Tra l’altro consentirebbe ai 5Stelle di contare nella definizione di regole del gioco che valgono per tutti senza compromettersi più di tanto col “sistema”).

Non si capisce allora se Grillo queste elezioni il prima possibile le voglia davvero oppure no. Dai titoli del suo blog si direbbe di sì, ma da una lettura logica dei suoi comportamenti politici sembra proprio che tornare al voto più in fretta possibile non gli interessi affatto.

Se il capo politico del Movimento sostiene che le elezioni sono il bene del paese, perché non agisce politicamente in modo da renderle più vicine?

Ognuno può dare il suo giudizio, ma qui non è questione di giudizio. E’ questione di logica politica. Che – se prendiamo per buone le parole di Grillo – non ha alcun senso. Basta vedere come si muove l’altro competitor che vuole le elezioni subito. Berlusconi apre a Renzi non perché inciucia, ma perché sa benissimo che questo può accelerare tutto.

Le spiegazioni possibili di questa contraddizione del Movimento sono due.

C’è la possibilità che Grillo desideri in realtà il contrario di ciò che dice, vale a dire che si governicchi ancora a lungo per lucrare sulle anomalie (che ci sono) di questa fase politica.

Ma forse c’è anche una vera difficoltà del Movimento a coniugare le naturali e inevitabili necessità della politica con la propria identità. L’idea di compromettersi alla pari con i partiti, senza dettare condizioni ma trattando, è fuori dal Dna dei 5Stelle. Sedersi ad un tavolo paritario con gli altri è incompatibile con l’assunto programmatico della sparizione delle forze politiche e con l’impostazione delegittimante verso tutto il resto della classe dirigente. Però è anche vero che le circostanze vogliono che una deroga a questo elemento identitario potrebbe offrirebbe ai pentastellati una ottima occasione per avvicinarsi ad un obiettivo politico da loro stessi definito urgente e prioritario.

Vaghe aperture sul Mattarellum servono a poco per smuovere il timing verso le elezioni anticipate. Mentre l’offerta di un tavolo paritario e trasparente sulla legge elettorale, senza pregiudiziali,  avrebbe un impatto molto forte sulle prospettive del governo. un governo che vede come il fumo negli occhi ogni tentativo di sottrarre il percorso della riforma elettorale dai confini della maggioranza.

Insomma, ragionando politicamente, questa scelta di mettersi un po’ alla finestra sul tema del dopo-Porcellum è una mossa completamente sbagliata. Se Grillo vuole provare ad avere il voto nella finestra invernale ed un nuovo presidente della Repubblica in primavera la prima cosa che dovrebbe fare è prendere una iniziativa “dialogante” – senza cedere nulla della sua radicalità – sulla legge elettorale.

Quello che non è chiaro è se non vuole farlo perché sotto sotto gli sta bene ancora così per un po’, oppure se non è in grado di farlo perché prigioniero di una identità  con la quale ha costruito il suo successo ma che ora gli impedisce di forzare il quadro in una direzione a lui gradita.

Intendiamoci. Conservare coerenza e identità è fondamentale per qualsiasi partito o movimento che voglia mantere radici nella società. Ma anche l’essere conseguenti tra le parole e i fatti – “non come fanno i partiti” – è parte integrante dell’identità grillina. Ed allora viene da chiedersi, senza polemica:  i comportamenti politici del Movimento sono in questo caso  davvero conseguenti ai loro legittimi propositi?

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