Le cifre del disastro

Alcuni dati pos­sono dare una misura di quello che sta avve­nendo nel campo del tra­sporto pub­blico locale e spie­gare le ragioni dello scio­pero nazio­nale indetto dai prin­ci­pali sin­da­cati.

L’età media degli auto­bus è di 11 anni, con­tro la media di 6 anni nel resto dell’Europa occi­den­tale; l’immatricolazione di auto­bus è pas­sata da 5.000 unità nel 2005 a poco più di 2.000 nel 2012; nel 2005 l’industria metal­mec­ca­nica ita­liana sfor­nava circa 3.500 bus, nel 2012 appena 490 (l’Irisbus che era un gio­iello di indu­stria nazio­nale è stata mor­ti­fi­cata); le risorse pub­bli­che per gli auto­bus sono pas­sate nello stesso periodo da 2,3 a 0,11 miliardi di euro; il 60% dei comuni ita­liani sof­fre una sotto-dotazione di infra­strut­ture, impianti e vei­coli di tra­sporto pub­blico. E tutto que­sto si river­bera in una dra­stica caduta occu­pa­zio­nale, in accre­sciuti livelli di insi­cu­rezza del lavoro, in una con­flit­tua­lità cre­scente fra dipen­denti delle aziende e utenti, fra sin­da­cati interni alle aziende, con sigle che si mol­ti­pli­cano.
Troppo spesso le ragioni delle riven­di­ca­zioni restano nell’ombra e l’attenzione si limita ai luo­ghi e tempi delle mani­fe­sta­zioni al fine di limi­tare i disagi dei cit­ta­dini. Il motivo annun­ciato è il man­cato rin­novo del con­tratto di lavoro dei dipen­denti delle aziende di tra­sporto, sca­duto addi­rit­tura nel 2007. Lo scio­pero sem­bra tut­ta­via un’arma spun­tata, spe­cie se si con­fron­tano i metodi di lotta adot­tati da movi­menti diversi negli ultimi mesi. Si annun­ciano gli orari, si indi­vi­duano le città, si attuano le mobi­li­ta­zioni nel rispetto delle fasce ora­rie di garan­zia, si ricerca un timido con­fronto con le isti­tu­zioni, si offre una imma­gine di com­po­stezza e civiltà estrema, men­tre la realtà sociale den­tro le aziende di tra­sporto pub­blico e nel paese è drammatica.

E’ in atto un vero e pro­prio sman­tel­la­mento dei ser­vizi pub­blici di tra­sporto, una stra­te­gia per­se­guita con deter­mi­na­zione da una poli­tica libe­ri­sta di stampo that­che­riano che ha già pro­vo­cato molti danni in Europa e che rischia di gene­rare ulte­riori disa­stri. In Ita­lia i segnali di que­sto disa­stro annun­ciato sono ormai nume­rosi: fer­ro­vie regio­nali impo­ve­rite, cen­ti­naia di km di linee fer­rate sman­tel­late, migliaia di sta­zioni chiuse e lasciate al degrado, tagli con­ti­nui dei fondi, norme disat­tese, con­tratti di ser­vi­zio con­te­sta­bili, parco vei­co­lare vetu­sto e carente, pro­blemi di sicu­rezza seri per dipen­denti e utenti dei ser­vizi, forme di pri­va­tiz­za­zione senza garan­zie, ridi­men­sio­na­mento dei salari reali e dei diritti dei lavo­ra­tori, pen­do­lari incat­ti­viti, con­flit­tua­lità cre­scente. E die­tro i ser­vizi di tra­sporto pub­blico una realtà di indotto e di impatto sociale che forse viene sot­to­va­lu­tata.
Le solu­zioni che si pro­spet­tano sono irre­spon­sa­bili; la pana­cea di tutti i mali è indi­cata dai par­titi di governo nella pri­va­tiz­za­zione dei ser­vizi, esat­ta­mente l’opposto di quella che dovrebbe essere una sana poli­tica, come se pri­va­tiz­za­zione fosse auto­ma­ti­ca­mente equi­va­lente ad effi­cienza e solu­zione dei problemi.

Le mille sto­rie emerse in que­sti anni in Europa dimo­strano il con­tra­rio (un esem­pio emble­ma­tico è il caso dell’Alitalia). Ed un altro mito da sfa­tare è quello delle Fer­ro­vie vir­tuose gra­zie all’alta velo­cità. Se le risorse impe­gnate in que­sti ultimi decenni per grandi opere, costo­sis­sime e di dub­bia uti­lità, fos­sero state distri­buite sui ser­vizi pub­blici di tra­sporto in modo lun­gi­mi­rante, dif­fuso e razio­nale, forse oggi non saremmo nelle con­di­zioni cri­ti­che attuali. Il guaio è che si per­se­vera, con ingenti con­tri­buti pub­blici diretti o indi­retti alle Fer­ro­vie, ad Ali­ta­lia, alle grandi lob­bies di set­tore (facile fare gli impren­di­tori con i soldi pub­blici), sca­ri­cando il peso e le con­trad­di­zioni sulla popo­la­zione e sui lavoratori.

Qui gli altri articoli della rubrica “Il caffè del mattino” (cliccate qui)

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