Si gioca a risiko sulla pelle dei morti

Lo scrivevo qui stamattina: l’unica cosa certa è che il nome dell’operazione è parecchio inopportuno, trattandosi di Libia, Somalia ed Eritrea e delle conseguenze del colonialismo e del neo-colonialismo. Cambiatelo, per favore. E per rispetto. Il resto lo dice questa nota: 

Ora si gioca a Risiko anche in mare. “Mare Nostrum”, di chi? Perché quel mare non è anche di chi lo attraversa o di chi vive sulle sponde del cosiddetto Sud da millenni? Per chi? Una nuova cortina militare, con tanto di elicotteri, droni e navi da guerra. Per salvare i migranti, dicono, probabilmente per bloccarli e rispedirli al mittente. Qualcuno poi ci spieghi quali garanzie verranno date ai “migranti”: già, perché chi scappa dalla guerra e dalle persecuzioni dovrebbe essere chiamato in altra maniera, ma tanto fa lo stesso, è clandestino fino a prova contraria.Chi monitorerà che possano accedere alle regolari procedure di richiesta di asilo o riconoscimento dello status di rifugiato, a bordo delle navi da guerra? Chi controllerà che le norme di diritto internazionale verranno rispettate? Dopo Frontex, le missioni EUBAM, il Piano G8 per la Libia, gli accordi bilaterali sulla difesa tra Roma e Tripoli, il Mediterraneo del Sud diventa una vera cortina di ferro. ( SEL – Francesco Martone)

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