Il PD e l’incubo del 2006

Renzi lo dice in chiaro, ma non è un mistero per nessuno che, nel Pd, la questione della clemenza – indulto e amnistia che sia – sia un argomento da brivido. Nessuno tra i Democratici ha dimenticato le conseguenze del famoso indulto del 2006, quello di Mastella Guardasigilli con Prodi premier.

Fu una debacle, anche in termini elettorali. La gente non capì, tantomeno il popolo della sinistra. Stavolta, poi, c’è di mezzo Berlusconi, la certezza che, comunque si costruisca questo provvedimento, lui – se non ora, un domani magari non lontano in caso di altra condanna – ne possa approfittare.

Non è certo un caso che già lunedì, come scrive Liana Milella dal suo blog su Repubblica, il segretario del Pd Epifani abbia convocato una riunione con le due commissioni Giustizia di Camera e Senato che si apprestano ad affrontare la questione. Lui la linea l’ha già data, escludere tutti i reati gravi, gli stessi paletti che del resto ha già piantato Napolitano. No alla clemenza per reati ”odiosi”, nessun delitto di grave allarme sociale, lo sconto di pena deve riguardare fatti bagattellari.
Quindi Berlusconi è fuori, visto che i suoi delitti – corruzione, frode fiscale, prostituzione minorile – sono ben gravi. Però a palazzo Madama, il solito Nitto Palma si è già tuffato sul “piatto ricco” e ha radicato nella Camera alta il futuro primo voto scippandolo a Donatella Ferranti, cui la riunione dei capigruppo ha affidato una sorta di pre-indagine in vista del voto.
Per carità, il Guardasigilli Anna Maria Cancellieri è stata chiarissima, Berlusconi “è fuori”, ha ripetuto per più giorni consecutivi, e non si può non ascoltarla. Ma non basta, quando al Senato un tal Barani propone di riconoscere la clemenza perfino ai mafiosi a patto che collaborino e svelino retroscena criminali.
Il rischio di sgarrare è troppo forte. Non solo amnistia e indulto dovrebbero essere molto limitati, ma soprattutto escludere chi davvero non merita un simile beneficio. Ma è chiaro che il rischio dell’inciucio è dietro l’angolo.
A tutto danno del Pd.
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