L’ultima posizione di Silvio: il dimissionario

Ecco, l’ansia da assedio finale: “fuori” dal Palazzo le manette; “dentro” la sinistra pronta ad votare la decadenza. È così che viene ricacciata l’idea delle dimissioni di massa, da presentare un minuto prima che scatti l’ora X su Berlusconi. Con l’obiettivo di paralizzare il Parlamento e “costringere” Giorgio Napolitano a sciogliere le Camere. È solo una delle pistole che il Cavaliere ha scelto di usare nella battaglia finale. A pranzo con i big del Pdl i falchi lo hanno assecondato sull’idea di una grande manifestazione di piazza, che sarebbe l’ultima da uomo libero, da fare prima del 15 ottobre. Si è discusso sul farla sabato, ma il tempo è nemico dell’organizzazione.
Ecco la minaccia. L’ennesima. Che ribalta il mantra delle ultime settimane, quella per cui si “rompe sull’economia, non sulla giustizia”. Contrordine.

Ai big del suo partito il Cavaliere ha consegnato un’unica regola di ingaggio: “Siamo in guerra e io combatterò fino alla fine”. Insomma, muoia Sansone con tutti i filistei.

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