Napolitano nomina il tanto Amato Giuliano come giudice costituzionale

Giuliano Amato nuovo giudice costituzionale. Perché ovviamente se lo merita, rappresenta il talento, la competenza, la schiena dritta dello Stato, l’imparzialità, non aver mai ceduto a compromessi, mai vagliato leggi a personam, mai preso una pensione indicibile o essere finito in tutte le partite dove destra e sinistra dovevano trovare un misero accordo.

Giuliano Amato, il simbolo dell’Italia che resta sempre a galla. Grazie Presidente per aver dato un altro buon esempio all’Italia che ci prova senza cedere ai ricatti.

Quando poi avete voglia, dice Marco Furfaro, di scendere dalla sospensione a mezz’aria e mettere i piedi nel Paese reale fateci un fischio che vi presentiamo l’Italia.

E allora, tralasciando la nomina imbarazzante (l’ennesima) e visto il momento di crisi che sta vivendo il governo Letta-Alfano riflettiamo su due domande (come scrive dal suo blog Pippo Civati):

La prima: non è insita nello schema delle larghissime e lunghissime intese una crisi permanente, fin dall’inizio di questa storia? Una crisi talmente presente nei fatti da essere puntualmente negata a parole?

La seconda: se la crisi dichiarata ci costa un miliardo e mezzo, quanto ci costano i quaranta giorni di dibattito sulla decadenza (destinati a diventare cinquanta, forse sessanta), quanto ci costa non avere una legge elettorale rinnovata e quanto avere deciso di assumere la propaganda elettorale di Berlusconi come iniziativa di governo sulle tasse?

Sono domande legittime, credo, mentre attendiamo la prossima dichiarazione di Schifani, su plotoni di esecuzione, camere a gas e altre immagini edificanti.

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