La pistola puntata

È l’ora della pistola puntata alla tempia degli alleati, ormai nemici, del Pd.

Prendere o lasciare, il suo salvataggio o la crisi di governo. “Vogliono il mio scalpo, al pari dei magistrati: piuttosto faccio saltare il tavolo, non mi fanno fuori così”. Silvio Berlusconi è un fiume in piena. La convulsa e temuta giornata segnata dall’apertura e dall’accelerazione dei lavori in giunta per l’immunità, dell’asse Pd-M5S foriero di chissà quali sviluppi futuri, precipita il leader in un catartico “Muoia Sansone con tutti i filistei”.

I democratici diventano gli “amici dei pm” come dice oggi nel suo articolo Carmelo Lopapa su Repubblica. Anche il presidente Napolitano diventa il Ponzio Pilato che ha preferito “lavarsi le mani”, rinnovare gli appelli alla responsabilità del Pdl piuttosto che “far ragionare” i dirigenti democratici. Non è più tempo per inviti alla prudenza, il quadro pare compromesso anche a loro.

Sono le ore in cui i falchi, da Verdini a Capezzone a Minzolini, cantano vittoria. Sono loro che, in contatto per tutto il giorno con Arcore, hanno “pompato” a sufficienza il capo: “Hai visto i magistrati di Milano, comunque tra un mese ti fanno fuori”. Inutile restare a guardare. E sono loro a far rimbalzare voci sul profondo malessere dell’ex premier nei confronti dei ministri e di tutta l’area moderata che, con Angelino Alfano in testa, ha lavorato in queste settimane per favorire il dialogo. Per convincere il leader che non tutto era perduto.

Circolano le voci più disparate. Perfino quella di un Berlusconi intenzionato non solo a sparare a zero e a sancire la crisi già domani, in quella sorta di “mezzogiorno di fuoco” allestito al cospetto delle sue truppe parlamentari. Ma anche di presentarsi a sorpresa alla festa del Giornale in corso a Sanremo per concedere l’intervista-bomba a porte aperte che ieri ha congelato e infine annullato, proprio in un estremo tentativo di salvare il governo e l’alleanza.

Il video messaggio per le tv è stato già registrato, è il colpo in canna pronto da giorni. Pochi minuti per segare il ramo dell’esecutivo sul quale anche lui e il suo partito stanno seduti. Dopo, se davvero lo strappo sarà consumato, sarà crisi al buio. I suoi più stretti collaboratori raccontano che il leader ne è consapevole. Ma che ormai non gli interessa più nulla. Pretende fedeltà cieca dai suoi e da tutti, a cominciare dai ministri e dai sottosegretari, si attende la prova del fuoco proprio nell’assemblea convocata per domani. Le dimissioni che sanciscano la fine dell’esperienza Letta. E infine quelle dei parlamentari Pdl, per “costringere” il capo dello Stato allo scioglimento del Parlamento al quale Napolitano non vorrebbe rassegnarsi, in assenza di una riforma elettorale. L’indiscrezione pubblicata ieri dalla Velina rossa su un presidente della Repubblica pronto, in quel caso, a una dichiarazione pubblica pesantissima su chi si è reso responsabile della crisi, raccontano da Arcore, non ha fatto altro che avvelenare ancor più il clima.

Berlusconi all’angolo, ma da quell’angolo è pronto a consumare la sua ultima vendetta possibile. Far scattare il grilletto. E poi sarà buio per tutti. 

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