Devo studiare le carte

In vista della riunione della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari del Senato, la frase che più si sente, pronunciata da parte di membri della suddetta giunta, è che “devo studiare le carte”.

Ma studiare che?

E’ abbastanza chiaro che un condannato in via definitiva dovrebbe lasciare il parlamento per indegnità, e questo avvitarsi su una legge entrata in vigore nel gennaio 2013 che non si applicherebbe a reati commessi prima (ma la sentenza definitiva è successiva all’entrata in vigore della legge) sa tanto di un garbuglio che il cavaliere vuole “azzeccare”.

Cavaliere, appunto, che aspetta Napolitano a firmare un semplice decreto che tolga il titolo al losco figuro?

Dove sono i meriti del “fecondo lavoro” del suddetto che gli hanno fatto acquistare “di singolare benemerenza nell’agricoltura, nell’industria e nel commercio” visto che è provato che si tratta di un evasore fiscale.

Qui è come nella Fattoria degli animali di Orwell: tutti gli animali sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri. Il cittadino Berlusconi sguscia come una serpe tra le norme e le consuetudini e intanto fa ciao ciao con la manina.

E intanto in queste ore, va in scena il lungo percorso di incandidabilità di Silvio Berlusconi: una storia che dura da vent’anni

 

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