Il futuro di SEL: andare oltre l’ostacolo

Nella sinistra, come dice Monica Pasquino, il tema più discusso ad agosto è stato il proprio futuro. C’è un fortissimo bisogno di un soggetto politico nuovo, capace di ascoltare i bisogni delle persone, di fare un’opposizione efficace per candidarsi alla guida del paese, alternativo alle larghe intese e alle politiche europee di austerità. Ma gli interventi che si sono succeduti, giorno dopo giorno, mi apparivano sempre più autoreferenziali e cinici.

La maggior parte di quelle righe non diceva niente, perché niente riesce più a comunicare un vecchio modo di fare politica, schiacciato sul tatticismo opportunista e sul sofismo della collocazione politica.

Sel, che stando all’opposizione (con ottime e frequenti attività di proposte parlamentari) ha davanti a se praterie da cavalcare, ma in questo momento (pare) è “ingabbiata” dalla relazione con il Pd, incastrata nei governi locali e nelle vicende di un Congresso che non basterà a riaccendere la miccia e in piena “organizzazione” interna.

Il confronto sulle idee può essere duro e acceso, ma nessuno può proclamarsi migliore degli altri né essere autosufficiente, compresi noi cosiddetti giovani, tanto bravi a criticare una classe politica compromessa, compresi i movimenti e le esperienze sociali di lotta, che rappresentano quel “vento” e quelle “molecole”.

E allora spero che da quell’8 settembre (assemblea a Roma con Stefano Rodotà e Maurizio Landini), non si assista ad una liturgia vuota o di un inizio macchiato dall’autocelebrazione, ma si cerchi di costruire un futuro stabile, forte e di proposta per una Sinistra unita. Che va da SEL, da FIOM fino ad arrivare a tutti i movimenti nazionali che rispondono alle parole ambiente, diritti e solidarietà.

Sulla questione Renzi (alla luce delle dichiarazioni di Migliore a “favore” del sindaco di Firenze).  La politica è fatta di avvicinamenti, di segnali, di salti, appunto, e delle opinioni dei dirigenti più in vista. Come Gennaro Migliore. Ed è fatta poi di piccoli movimenti, cortesie, rapporti: vogliamo ignorare che Sel, a Roma, è ormai legatissima a Goffredo Bettini e si comporta come una costola del Pd? E’ difficile.

Accettare la leadership di Renzi – sia però chiaro – non è un reato. Bisognerebbe, come dice Luca Sappino, però aver l’accortezza di aggiungere: «avevamo sbagliato prima, scusate, cancellate tutto, non è vero nulla, non era Bersani il mejo e non profumava di sinistra» (e lo dico ironicamente).

E che sia chiaro: qui non si tratta di trasformismo – come ha detto Matteo Orfini – (come scrivo qui). Tutto qua (per modo di dire)

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2 pensieri su “Il futuro di SEL: andare oltre l’ostacolo

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