Solo Renzi può battere Renzi

Tutti dicono che Renzi ha già vinto il congresso. E’ probabilmente vero. Il sindaco si è rivelato una macchina da guerra imbattibile. Con la rottamazione ha fatto fuori i big di tradizione di sinistra, con l’ ultima svolta si è aperto un varco nell’ala movimentista, giustizialista, radical. La fretta con cui molti suoi antagonisti si stanno arrampicando sul suo carro rischia di trasformare la sua corrente in una specie di riedizione della gioiosa macchina da guerra ma le ragioni della sua più che probabile vittoria sono più profonde. Renzi domina la scena politica del Pd perché ha dato l’idea di essere l’unico possibile vincitore delle prossime elezioni politiche, perché il suo messaggio di rinnovamento è entrato in profondità, perché ha cambiato linguaggio alla politica della vecchia sinistra, perché si gode lo spettacolo della fine del mondo ex comunista.

 Il suo più grande e involontario alleato è stato Bersani. Gli errori dell’ex segretario hanno rivelato la fragilità del mondo che viene dalla vecchia sinistra. Fragilità di tenuta, fragilità nella capacità di comprensione del presente, balbettio sulla prospettiva. Bersani, l’ho scritto tempo fa, sta alla sinistra come Gorbaciov: pieno di buone intenzioni ma incapace di cogliere la fine di un mondo. La sinistra non gode di buona salute, peraltro, in nessuna parte del pianeta. Negli Usa cresce la delusione sul presidente più di sinistra. In Francia Hollande replica la vocazione militarista di Sarkosy, in Germania la Merkel sembra imbattibile, in Gran Bretagna solo l’incapacità di Cameron può rimettere in gioco un Ed Miliband che ha trasformato il partito bellicista di Blair in una formazione di colombe della pace.

La sinistra dovunque volga lo sguardo trova solo macerie e casematte diroccate. In Italia si è fatta addossare la colpa di aver lasciato imbattuto Berlusconi ( ci sono voluti i giudici per scalzarlo), ha rinunciato a competere culturalmente con il mondo radical-giustizialista facendosi soffiare la propria base, non ha tirato fuori il proprio Renzi. E’ finita un’epoca. Per gli ex comunisti, uniti solo sulla nostalgia, ma privi di progetto si avvicina un lungo purgatorio in cerca di una identità introvabile. Renzi è intervenuto su queste contraddizione e qui ha segnato il territorio. Sullo sfondo c’è la competizione con Letta che ci accompagnerà nei prossimi anni. E c’è sempre il dubbio su come si riorganizzerà, perché si riorganizzerà, la destra. Oggi Renzi vuole il partito perché vuole la premiership. Prima si accontentava solo del secondo obiettivo. Oggi vuole tutto e dal suo punto di vista ha ragione. Vedremo se avrà la forza di governare questa complessità, se avrà una squadra di persone in grado di di formare un gruppo dirigente lungimirante. Intanto ha sgominato gli avversari. D’Alema con Cuperlo punta a mantenere alta una bandiera. Ma quel che vuole scriverci dentro non è ancora chiaro.

Se tutto si risolverà in una tardiva operazione identitaria questa esperienza si esaurirà molto presto. Se cercherà nuovi contenuti potrà giuocare la partita. Ma chi è in grado oggi di dare contenuti nuovi a una sinistra che è stata negli ultimi vent’anni tutto e il contrario di tutto?

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