Oltre l’IMU

L’abolizione totale dell’Imu è una vittoria politica del PDL a cui riconosco tutti i meriti. Il PD che sostiene questo governo, nonostante la maggioranza, non è riuscito ad imporsi e ha aiutato il PDL a mantenere la grande promessa della campagna elettorale.

Sappiate che il PDL si presenterà alle prossime elezioni con un elettorato “conservato”, del PD non si sa.

Sinceramente in Italia c’è chi poteva pagare un’imposta sui grandi patrimoni, ma non fa nulla: le tasse sul lavoro rimangono altissime.

E allora, altro che IMU! Il Paese ha bisogno di sviluppo e occupazione.

Nove milioni di nostri concittadini vivono nell’area della sofferenza e del disagio occupazionale. Lo studio della CGIL non poteva essere più esplicito nel descrivere come vivono gli abitanti del Belpaese. Se a questi dati aggiungiamo anche le statistiche relative ai consumi, che hanno raggiunto la dodicesima flessione tendenziale consecutiva, ci rendiamo conto della distanza siderale che intercorre tra le famiglie italiane, che già stanno pensando a come affrontare il mese di settembre con gli acquisti dei libri scolastici e le iscrizioni dei propri figli alle attività sportive e culturali, ed il mondo della politica che da un mese circa è bloccato sul trovare i fondi per togliere l’IMU sulla prima casa. Come se i duecento euro a famiglia risolvessero qualcosa, atteso che entro fine anno la stangata la daranno i comuni con la tassa sui servizi, allorquando si riprenderanno più del doppio dell’IMU sulla prima casa. Gli italiani non hanno bisogno della carità di una politica sempre più presa a trovare escamotage per far restare in sella il governo delle larghe intese. Il Paese chiede soluzioni per restituire la dignità ai suoi cittadini. Una dignità le cui fondamenta sono costituite dalla sicurezza di poter provvedere al futuro dei propri figli garantendo loro un tetto e la possibilità di studiare e di coltivare i propri sogni. Una dignità fatta di servizi essenziali efficienti per anziani e bambini, per portatori d’handicap e per tutte le categorie disagiate. La scusa che i soldi mancano non regge più. Sotto gli occhi di tutti ci sono le drammatiche cifre di milioni e milioni di euro restituiti alla Comunità europea per l’incapacità e l’incompetenza delle nostre regioni. Uno schiaffo in pieno volto ai cittadini di una nazione che non riesce a risollevarsi e al tempo stesso si permette il lusso di non sfruttare i fondi europei destinati proprio allo sviluppo ed alla occupazione delle aree depresse del vecchio continente. Più facile illudere gli italiani con una tassa in meno o con il contentino del rifinanziamento della cassa integrazione, piuttosto che fare i conti con un ceto politico ed amministrativo quasi mai all’altezza delle grandi sfide e dei grandi problemi del terzo millennio. Allora gli squilli di tromba ed i grandi annunci è meglio riservarli quando finalmente si potrà comunicare agli italiani che la disoccupazione è in calo perché sono stati creati posti di lavoro veri, che l’Italia torna ad avere un segno positivo del suo pil, che il governo ha avuto uno scatto d’orgoglio nei confronti dei partner europei riuscendo a ricontrattare gli accordi sul rapporto tra pil e debito pubblico.

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