20 cose. Che abbiamo imparato in questi ultimi giorni

Italian_traffic_signs_-_old_-_limite_di_velocità_20.svgAlcune cose che abbiamo imparato in questi ultimi giorni.

1) Il “bipolarismo” che 20 anni or sono era sembrato la soluzione alla muffa, all’aria viziata, al sudiciume nella stanze del potere attraverso l’alternanza, dunque il riscontro d’aria, è definitivamente morto, ammesso che sia mai nato. I tentativi di alternanza, compiuti dai due governi Prodi, frutto di vittorie e vittoriette sopra il “polo” avversario sono tutti crollati non per merito – o colpa – dell’opposizione, ma per decomposizione interna, secondo la tradizione della Prima Repubblica. I cosiddetti regimi o le caste in Italia cadono sempre per dinamiche interne, mai per rivoluzioni o sollevazioni, anche quando si fingono tali.

2) La Seconda Repubblica non è mai stata una Seconda Repubblica, ma una metamorfosi grottesca e truccata della Prima.

3) L’elettorato italiano resta profondamente, geneticamente proporzionalista. Neppure l’assurdo gabbione del Porcellum è riuscito a trasformarci in una parodia dell’America, con Dem e Rep. Noi tendiamo a fare il tifo per la nostra squadra, anche se palesemente destinata alla retrocessione o alla comparsata, come gli Ingroia, i Giannino, i LaRussa ecc. Li chiamiamo “ideali” ma sono più spesso tigna od ostilità per “quei colerosi” avversari.

4) L’illusione della soluzione miracolistica ai problemi complicati rimane fondamentale per un popolo marinato in secoli di cattolicesimo romano, se si trova l’uomo del destino che la incarni. Credete in me e sarete salvi. Anche nell’aldiqua.

5) Il M5S resta un’idea, giusta o sbagliata che sia, e non è ancora una forza politica capace di muovere gli ingranaggi dell’amministrazione. Il fallimento di Pizzarotti a Parma, che ha dovuto mestamente assistere alla messa in funzione dell’inceneritore dopo avere promesso di bloccarlo “sul mio cadavere” prova che non bastano la volontà e la buona fede per dirottare i treni già sulle rotaie. I problemi non scompaiono neppure se sono finalmente individuati come tali.

6) Il PD come lo avevamo conosciuto non esiste più. Ne nascerà forse un altro, magari con lo stesso nome, ma non con gli stessi nomi, se non vuole fare la fine di Rifondazione Comunista o dei Radicali. La sopravvivenza e addirittura la rinascita forte di gente come D’Alema e Bindi fa temere il peggio per il PD.

7) Anche le peggiori coalizioni possono produrre buoni ministri nel governo. Accanto ad atroci scelte, ci sono persone ammirevoli nel Governo Letta.

8) I sondaggi dicono che una maggioranza di italiani spera che questo governo realizzi qualcosa di quanto ha promesso e ha più speranze in esso di quanto non ne abbiano i militanti dei partiti interessati. Questo è il vero bipolarismo psichiatrico italiano: detestare chi ci governa, sperando che faccia qualcosa di buono.

9) Gianni Enrico Letta sarà un osso duro per i comici (pure lo zio, ma meno). E’, da perfetto principe democristiano, un uomo saponetta, un pirandelliano sarò come tu mi vuoi, senza quegli aspetti spigolosi e comodi da macchietta vivente che hanno reso Bersani, Berlusconi, Maroni, Monti, Bossi, caricature di loro stessi.

10) Le elezioni in Germania (autunno) e i guai della Francia, niente affatto risanata da Hollande dopo le promesse iniziali, ci danno qualche mese di bonaccia finanziaria, aiutata dal crollo degli interessi sui BOT di altre nazioni che rendono appetibili i nostri anche a tassi più ridotti. Non è una guarigione, è una remissione.

11) Il debito nazionale dovrà aumentare, per finanziare i programmi del governo (IMU in testa) e non si può contare su gettiti fiscali da ripresa perché, ammesso che ci sia, non sarà tanto forte da generare introiti prodigiosi. Ogni intervento dovrà basarsi su nuovo “deficit spending”, alla faccia di spending review e tagli alla spesa pubblica che saranno marginali o simbolici. Sempre che si continui a trovare chi ci compera le cambiali (BOT, BTP ecc)

12) L’occupazione (leggi: lavoro) è un “lagging indicator” come dicono a Cuneo, è sempre l’ultimo indicatore a muoversi nella direzione giusta, anche in caso di ripresa. Le aziende, piccole o grandi, prima di assumere vogliono essere certe che i consumi e le commesse siano ripartite, che gli stock di invenduto siano calati e solo allora investono in impianti e lavoro per ricostituirli. Nessuno si illuda che la disoccupazione sia drenata in fretta. Tanto nell’America di Obama, con stimoli colossali, come in quella di Roosevelt, che dovette attendere la guerra per drenare davvero la palude della Depressione, i senza lavoro restano e rimasero molto al di sopra di quel 4% considerato “fisiologico”.

13) Il PD si deve dare una “mossa”: tipo quella alla Laurito

14) Il M5S non serve sostanzialmente a nulla, per propria scelta di autoemarginazione, e per la pochezza del personale abborracciato e mediocre lasciato in Parlamento dalla risacca dello Tsunami. Non è ancora emerso nessuno che abbia un profilo accettabile da uomo o donna di governo e qui si apre il paradosso del grillismo: se non cresce nessuno, non diventa una proposta di governo presentabile e deve ricorrere a prestiti esterni nel mercato di riparazione per darsi un contegno, come avvenuto con il reclutamento dell’inconsapevole Rodotà, uno che con il Grillismo c’entra come Dario Fo con la Conferenza Episcopale Italiana. Ma se qualcuno emerge, minaccia la leadership autoritaria dei due soci fondatori della Grillo&Casaleggio spa e la natura carismatica del movimento.

15) La democrazia liquida, diretta, in Rete è una presa per i fondelli. O non esiste (”Liquid Feedback” non si vede ancora) o funziona come il baracchino della grattachecca. Le Parlamentarie hanno espresso gente a caso, come dimostra proprio quel Mastrangeli senatore già espulso dopo due mesi, che aveva avuto il massimo delle preferenze fra gli iscritti nel Lazio: ben 61 voti!!! Le Quirinarie sono state una comica, tra storie oscure di hacker, riconte, rivotazioni e alla fine una miseria di preferenze su appena 48 mila aventi diritto – le masse – andate a persone come Gabanelli e Strada che chiaramente non avrebbero mai accettato. Le votazioni per espellere il senatore colpevole di talkshow sono state disertate dai pur pochi iscritti: ha votato il 44% dei soliti 47 mila potenziali cliccatori, troppo pigri o indifferenti per diteggiare su un mouse.

16) La parola “inciucio” fa schifo e provoca nausea anche più dell’operazione politica che vorrebbe sintetizzare e stigmatizzare. Come tutte le espressioni del politichese italiano sembra divertente quando è usata per la prima volta, poi diventa lingua di legno, banalità da volantino. “Inciucio” è orni insopportabile come gli infantili giochi di parole sui cognomi, i calembour e le metaforine da blog, i Rigor Montis.

17) Gli economisti hanno tutte le soluzioni per tutti i problemi fino a quando sono chiamati a risolverli.

18) Il Ministro del Lavoro Fornero si era sbagliata a fare i conti sul lavoro degli esodati.

19) I sondaggi sono come i bikini. Rivelano molto, meno le cose più importanti.

20) La scatoletta del tonno è ancora intatta.

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