Pd: cronache (impossibili) dal futuro

imagesDi certo non si trasferiranno in massa ai giardinetti, non smetteranno di leggere i giornali, di seguire l’attualità, di telefonare a vecchi colleghi di partito e compagni: “Hai letto la mozione? Ti convince?”. Fare altro è impossibile: la politica è come un virus, una passione che prende in giovane età (cittadini comuni, intellettuali, lavoratori) e non ti lascia più; lo disse una volta Massimo D’Alema: “La politica è tutto per me, come potrei dimettermi dalla mia vita?”.

Eppure, questa volta, solo la passione resta. Il cambiamento è qui e ora, inemendabile, inarginabile, inarrestabile. Il risultato del congresso pd indica una nuova destinazione per la sinistra italiana. L’arrivo è in una stazione nuova di zecca, in territorio straniero. Funzionerà? Avrà la fiducia dei cittadini? Riuscirà a cambiare almeno un po’ questo Paese tormentato e bellissimo? È da vedere. Di certo, non mancheranno le novità.

Il nuovo asse lega insieme giovani leve e amministratori. Da una parte la generazione X e la generazione Y, gli Erasums e i millennials. Dall’altra sindaci ed assessori che si sono fatti le ossa occupandosi di buche per strada, famiglie sotto sfratto, iniziative turistiche e piste ciclabili. Scompaiono “quelli della Fgci”, i “ragazzi di Berlinguer”, “i figli di Forlani”, gli inventori dell’Ulivo, gli ex-pci-ex-dc reduci da qualche vittoria e da troppe sconfitte.

I “nuovi” hanno le idee chiare. Nessuna sudditanza psicologica: non devono dimostrare a chicchessia che il partito “fu comunista” è anche in grado di governare. Nessun reverenza verso Berlusconi e il suo caravanserraglio: per loro “Silvio” non è il padrone di mezza Italia, bullo fighetto che da anni li suona a furia di ceffoni; è al massimo un vecchio zio con tanti vizietti che nella sua vita ha combinato solo casini – di cui tutti stiamo pagando le conseguenze. Nessun timore di Beppe Grillo: il comico (“perché solo di questo si tratta” ripetono di fronte alle telecamere) secondo loro ha una concezione antidiluviana del web, “da anni ’90”: “Crede ancora nelle cazzate che pensavamo agli albori del Rete, quando non avevamo esperienza e abbiamo aperto i primi blog” ripetono dopo aver spento il telefonino – “La tecnologia serve, ma online il dibattito lo facciamo noi” promettono.

La rivoluzione sarà copernicana, a 360 gradi. L’Unità – legata a Europa e YouDem – diventerà un polo multimediale. Spazio alle nuove firme, ai volti giovani, agli innovatori e a tutti gli spunti, da qualsiasi parte provengano. Praterie per le sperimentazioni, i nuovi format, la comunicazione virale, la controinformazione: “Sarà una fucina di intelligenze, ve ne accorgerete” dicono sornioni. L’obiettivo è ambizioso: usare i media di partito come una clava per sfornare idee, stili di vita, “per riconnettersi con la realtà secondo le nostre chiavi lettura: uguaglianza, opportunità, cambiamento” aggiungono.

La colonna vertebrale del partito, invece, sarà costruita sui territori e sulle competenze. Via gli yesman, i peones, i tengo-famiglia, i potentati: l’unico metro di giudizio sarà “cosa si è fatto” e “cosa si sa fare”; le gerarchie fine a se stesse conteranno poco e niente.

Sembrano obiettivi lunari… “ma se ce l’ha fatta la Chiesa di Francesco a cambiare…”. I “vecchi” sono in un angolo e non possono fare altro che guardare dalla finestra. I rancorosi – ma sono in minoranza – sperano in un fallimento: “Alla fine questi bambocci dovranno richiamarci”, sibilano a denti stretti. Ma la maggioranza, i “realisti” se ne sono fatti una ragione: “Prima o poi doveva succedere: non è sano tirare avanti all’infinito per tenere candidi dei sepolcri imbiancati”. Parole dette con il cuore, impensabili solo qualche settimana fa.

Come finirà? È difficile dirlo. L’unica certezza è che non esistono più alibi. “Con questi dirigenti non vinceremo mai” profetizzò Nanni Moretti – uno che di profezie se ne intende, basta vedere Habemus Papam. Ora i dirigenti sono altri, le chiacchiere stanno a zero. La sinistra degli ombrelli, dei tricicli, dei loft e dei caminetti è consegnata al giudizio degli storici. Tocca ai ragazzi del duemila provare a portare nel terzo millennio la tradizione progressista. “Siamo pronti: è una vita che ci scaldiamo in panchina” affermano. L’Italia sta a guardare, con speranza mista al timore dell’ennesimo fallimento. Eppure il vento che soffia dal Nazareno, questa volta, arriva a folate. Non è il wind of change del 1989. Ma lo ricorda da vicino. Ed ormai è troppo tardi per fermarlo.

P.s: un articolo simile ci piacerebbe leggere nei prossimi mesi su tutti i giornali. Lo ammettiamo: è improbabile. Ma almeno a sinistra, la speranza è l’ultima a morire.

Annunci

Un pensiero su “Pd: cronache (impossibili) dal futuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...