L’ultima sfida

imagesBerlusconi smentisce però posta il colloquio con Libero sulla sua pagina Facebook (qui il testo).

Un’intervista che il quotidiano di Belpietro spara in prima pagina, per annunciare che il Cavaliere davanti alla sentenza Mediaset non ha intenzione di scappare e “fare l’esule come Craxi” né di finire ai servizi sociali come accadde ai condannati celebri della Prima Repubblica. “Se mi condannano io vado in cella”. Un proposito che suona quasi come una sfida ai magistrati, ma che appunto Berlusconi s’incarica di ridimensionare, parlando di un colloquio che Libero ha “liberamente interpretato”.

Accade che a due giorni dalla decisione della Cassazione il leader del Pdl si dichiara ottimista, “non possono condannarmi. Se non c’è pregiudizio, se non ci sono pressioni, la Cassazione non può che riconoscere la mia innocenza”. A 68 anni “avrei diritto ai domiciliari ma se mi condannano, se si assumono questa responsabilità, andrò in carcere”. Conseguenze eventuali sul governo ? “Io non farò cadere Letta, ma sarà il suo partito a farlo. Se io venissi condannato, il Pd non accetterebbe mai di continuare a governare insieme con un partito il cui leader è agli arresti e interdetto dai pubblici uffici”.

Intanto, nel Partito democratico, infuria sempre la battaglia sul congresso e la leadership (lo scrivevo qui).

Adesso, anche Pannella annuncia che potrebbe iscriversi e candidarsi alla segreteria del partito, che sei anni fa aveva già chiuso la porta al leader radicale. Ma stavolta arrivano subito dei sì, come quello di Gianni Pittella, candidato alla segreteria, in nome di primarie aperte. Che restano il nodo dello scontro, dopo il no di Franceschini e anche di Epifani.

Civati chiede agli altri candidati alla segreteria (oltre Pitella anche a Cuperlo e Renzi) di fare fronte unico nella prossima direzione del partito. Ma contro il sindaco di Firenze torna a farsi sentire Franco Marini, “può candidarsi alla segreteria ma se accetta le regole”, e attacca “gli irresponsabili che se ne fottono del partito e forse anche dell’indispensabile sostegno che il Pd può dare alla democrazia del nostro paese”.

Come direbbe qualcuno, questo PD è vicino a uno scenario da Pasok.

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