Un ricatto continuo. Staccare la spina al governo Letta

craxi_berlusconiQuanto può andare avanti così? E non è più rinviabile la domanda successiva, resa più urgente dalle ultime, convulse ore (lo scrivevo qui): è utile, per il paese, andare avanti così?

Non basta rifugiarsi nella consolazione che la “governabilità” è salda. Perché governare è guidare una nazione, non è solo tirare a campare tra una dichiarazione di Brunetta e una di Alfano.

È accompagnare le riforme col consenso del popolo (lo scrivevo qui). È visione, attenzione alle sfumature sociali. È evitare che l’ondata di discredito che travolge la politica spinga grandi masse ad avvertire la necessità di seppellire la democrazia. È rovesciare la subalternità verso l’economia di carta e le agenzie di rating in nome dell’economia reale.

Di questo, di un governo all’altezza della crisi italiana il paese ha un urgente bisogno (lo scrivevo qui). Ha bisogno di risposte all’altezza della situazione. Sentiamo l’abisso tra Palazzo vissuto come ruolo dell’immobilismo e il popolo, è la crisi della democrazia rappresentativa. Il problema non è solo che l’Italia è declassata dalle agenzie di rating. Il problema è che il paese non tiene se si impoveriscono la democrazia e la fiducia nella politica. L’Italia è al declassamento politico.

Ecco il punto. Il governo di eccezione di Enrico Letta rischia di essere travolto come una zattera tra i marosi della crisi. Rischia di essere inadeguato perché è seduto su una bomba sociale, resa più esplosiva dalla sua politica dei rinvii se si pensa alla stangata di autunno su Imu, Iva, Tares. E perché è bloccato dal ricatto di Silvio Berlusconi. È in questo senso che c’è un salto di qualità nella crisi. È bastato che la Cassazione stabilisse la data di una sentenza per dar vita a una reazione spropositata da parte del Pdl: Parlamento bloccato, minacce di Aventino, paralisi delle istituzioni. Proprio nel giorno in cui la cosiddetta cabina di regia doveva occuparsi dell’Imu che starebbe tanto a cuore al Cavaliere. Suvvia.

Diciamoci la verità: siamo al ricatto. Che paralizza e offende le istituzioni. E che scarica sul paese i costi dei guai giudiziari di Berlusconi. È comprensibile l’imbarazzo del Pd. Sentire Epifani: “Le vicende di oggi rendono ancora una volta esplicito il problema di fondo di questi mesi: la vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi e il rapporto d’azione di governo e di Parlamento. Questo nodo deve essere sciolto solo tenendo distinte le due sfere, perché se no, a furia di tirare, la corda si può spezzare”.

Chissà. È complicato sperare che le due sfere possano essere distinte. La separazione è già caduta col Parlamento bloccato (lo scrivevo qui). Una pagina di fronte alla quale sarebbe legittimo chiedere perché il Pd si sia piegato senza colpo ferire. Domando: quanto altro può durare? Un mese, due mesi, o fino alla prossima sentenza?

Appare evidente che l’intera operazione Letta è arrivata al capolinea. Perché la crisi è politica. E se ne esce con una guida politica. Da questo momento in poi non c’è solo la questione dell’Imu. Da questo momento in poi, all’ordine del giorno, c’è la scossa che determinerà sul sistema politico italiano la vicenda di Silvio Berlusconi. Non sarà un pranzo di gala, perché Berlusconi non è Craxi prima della fuga. C’è ancora un pezzo di paese che sta con lui, ha ancora il suo popolo. Per reggere l’urto della sua reazione servirebbe un governo politico vero, non di onesti temporeggiatori. Nella speranza che qualcuno non abbia come strategia quella di far passare l’ennesima nottata.

Con Berlusconi condannato e un pezzo di Pdl che resta al governo. In fondo, lo abbiamo visto in Egitto. I Fratelli Musulmani in piazza sono molti meno di una settimana fa. E i pidiellini, forse, sono pure più infedeli. Appunto, l’Egitto.

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