E l’Italia “lettamente” muore

GOVERNO: E.LETTA, HA RAGIONE NAPOLITANO, TEMPI RAPIDILa cosa più sbagliata che possa fare il Pd ed il premier Letta è lasciare agli altri l’iniziativa delle riforme. Eppure, la sensazione è che sia esattamente questo che sta accadendo. Ancora una volta, in questa estenuante storia del partito mai nato, a prevalere sono le faide tra correnti e non già la responsabilità verso il paese. Continuando di questo passo però, cioè, per esempio, negando a Renzi il diritto di competere, come in ogni democrazia, tanto per la guida del partito quanto per la premiership, il consenso del Pd presso gli elettori continuerà a svanire come un ghiacciolo al sole nelle mani di un bambino. Ma quel che è peggio è che, svanendo, morirà senza mai esser vissuto veramente.

E da questa responsabilità, nessuno si senta escluso.

La guerra fratricida del Pd è quella tra chi vorrebbe un partito laburista e liberale e chi vorrebbe, al contrario, che la radice più di sinistra fosse la sola ad essere rappresentata. Non dico non siano istanze legittime, ma fino a che tali istanze saranno tese allo scontro e alla supremazia anziché alla ricerca di una sintesi, esse rappresentano un oltranzismo ideologico che non dovrebbe appartenere al Pd e che dovrebbe trovare altri spazi dove esprimersi. Diversamente, quel che emergerà sarà soltanto un partito conservatore che verrà riconosciuto più per le sue opposizioni che per le sue proposizioni. Esattamente come sta accadendo fino ad ora, un partito che appare diviso sulle riforme ma unito nell’opposizione alle azioni di governo, che pure, in qualche modo, presiedono. No larghe intese, no leadership, no presidenzialismo, no riforme costituzionali, no privatizzazioni, no riforme previdenziali, no tav, no nucleare, no termovalorizzatori, no petrolio, no F35 ed una lista di “no” che, nella realtà, è drammaticamente più lunga e che non fa altro che indebolire la premiership, già poco stabile, del presidente Letta e gli obiettivi che questo governo, per indicazione stessa del Capo dello Stato, deve perseguire nell’interesse del paese.

Un Paese che continua ad essere stremato, sfinito, deluso e terribilmente impaurito dal futuro (l’esempio è un decreto del fare nullo e lo scrivevo qui). Un paese che chiede soluzioni ed una classe dirigente all’altezza dei problemi da risolvere, un paese che non chiede destra o sinistra ma che pretende la traccia di una via diritta, chiara, concreta, rassicurante e perseguibile.

Questa la ragione per cui mi auguro che il presidente Letta levi presto una voce forte ed inequivocabile, mostrando di non dimenticare la ragione fondante per cui egli è stato nominato premier di una larga coalizione nell’interesse esclusivo del Paese: riforme, riforme ed ancora riforme.

Riforme subito e riforme giuste.

Se non si affronteranno con successo, e da subito, le riforme costituzionali, la forma dello Stato e la legge elettorale, l’Italia morirà e morirà di una morte terribile. I suoi giovani espatrieranno, chi resterà combatterà per un tozzo di pane, tutte le imprese strategiche continueranno a passare di mano, così come passerà di mano la proprietà e la gestione del grande patrimonio culturale e turistico che ancora conserviamo. In una parola, la democrazia vacillerà e, con il suo crollo, anche l’Italia morirà senza mai aver vissuto veramente.

E sarà difficile, allora, dare la colpa soltanto a Ruby.

Ma intanto come scrivevo quiil governo Letta-Berlusconi procede nei suoi rinvii come testimonia il programma di governo qui di sotto

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