Sea: la società (in)civile

imagesTroppo spesso si invoca la, presunta, superiorità della società civile nel confronto con le, scarse, qualità della comunità politica.

Nel complicato caso dei vertici Sea le parti, almeno per quanto riguarda l’universo “virtuoso” dell’impresa, si sono rovesciate. La politica chiedeva, all’unanimità, al partner privato di valutare l’opportunità di confermare negli incarichi amministratori finiti sotto inchiesta. F2i ha reagito esattamente come tante volte hanno fatto, di fronte ad analoghe richieste, gli esponenti della politica: «Essere indagati non vuol dire essere condannati».

Risposta giuridicamente inattaccabile cui, però, Vito Gamberale ha premesso una impietosa analisi dellamalagestio cui la politica ha costretto per anni la Sea per poi evitare di fare i conti proprio con quanto l’opportunità “politica” e la sensibilità al pessimo umore della pubblica opinione avrebbero consigliato.

Confermare due manager indagati (Mauro Maia e Renato Ravasio, entrambi consiglieri di amministrazione in Sea) al proprio posto è, infatti, assolutamente legittimo, ma altrettanto inopportuno. Soprattutto se di quella società si è soci eminenti ma di minoranza e quelli di maggioranza vorrebbero procedere diversamente, per una volta a prescindere dalla collocazione politica, considerandosi, collettivamente, «parte offesa» in una vicenda che parla di aggiotaggio e turbativa d’asta.

Se questa è la rappresentazione di come il mondo dell’impresa si assume le proprie responsabilità, la politica non ha molto da invidiarle.

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