La sentenza dell’anno. Benvenuti al Ruby-show, ultimo atto

162896268-404x270Ragazze dalle minigonne vertiginose, pensionati, mamme con i bambini, adolescenti con gli occhiali da sole anche se il sole, in tribunale, non c’è. E poi telecamere da tutto il mondo puntate su una piccola aula della Quarta Sezione penale dove si sta concludendo uno fra i processi più mediatici che l’Italia si ricordi. Benvenuti al Ruby-show, ultimo atto.

Dopo 26 mesi e poco più di 50 udienze è attesa per oggi pomeriggio la sentenza dei giudici nel procedimento che vede indagato l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per favoreggiamento della prostituzione minorile e concussione in quello che le cronache hanno ribattezzato il Ruby-gate.

A Berlusconi spettava l’ultima parola, ma non si è presentato in aula. E così i giudici si sono ritirati immediatamente in camera di Consiglio. Daranno spazio alle repliche, se ce ne saranno, e poi la parola passerà alle toghe, con la sentenza. L’ex presidente del Consiglio rischia complessivamente sei anni di carcere.

Assente il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che in questi mesi davanti al collegio presieduto da Giulia Turri ha cercato di dimostrare in tutti i modi la tesi dell’accusa su cui poggia l’intero processo: ovvero che l’ex premier fosse al corrente che la marocchina Karima El Mahrough era minorenne al tempo del suo ingresso alle feste di Arcore.

Fra gli avvocati difensori dell’ex premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, il nervosismo è evidente. Nonostante le strette di mano e i larghi sorrisi. Rivolti anche al procuratore capo Edmundo Bruti Liberati, che per la sentenza sarà presente in aula, per ribadire ancora una volta che «non si tratta di un processo politico».

Di politico, in effetti, nelle origini processo Ruby, c’è ben poco. Un’inchiesta nata per caso, attraverso due piste parallele, che hanno portato gli inquirenti in un’unica direzione: la reggia di Arcore. E’ lì infatti, a Villa San Martino, che secondo l’accusa si tenevano feste durante le quali si svolgeva attività di prostituzione. Un’attività che, appunto, avrebbe svolto anche l’allora minorenne Karima El Mahrough, già sfiorata da un’indagine della polizia su un giro di squillo che si prostituivano in due hotel di lusso a Milano.

L’inchiesta è esplosa con l’effetto di una bomba la notte del 27 maggio 2010, quando Ruby è stata portata in questura perché sospettata di furto. In quella notte, l’ex premier ha chiesto il rilascio della ragazzina, spiegando che si trattava della nipote dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak, paventando il rischio di un incidente diplomatico. Una telefonata che gli è costata – appunto – l’accusa di concussione.

La Procura ha voluto vedere chiaro su quella ragazzina dal passato turbolento, scappata di casa per la prima volta all’età di 13 anni e passata di comunità in comunità. Ma nel corso dei mesi Ruby – che inizialmente aveva ammesso che Berlusconi sapeva che lei era minorenne – ha ritrattato le sue dichiarazioni, rimescolando le carte in un collage di verità intercambiabili pronte a essere smentite la volta successiva. Si è vantata con amici e conoscenti di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi e di aver ricevuto cifre da capogiro per tacere e per “passare per pazza” per poi negare tutto, disperatamente, davanti ai giudici, fino a oggi.

Ma Ruby, in questi 26 mesi di processo, non è stata la sola a rivedere il suo personalissimo concetto di coerenza. Dichiarazioni riviste e corrette ci sono state anche da parte delle altre ragazze che frequentavano le serate di Arcore. “Cene eleganti”, secondo il Cavaliere. Serate “Bunga Bunga” da 5 mila euro a notte secondo le fanciulle, intercettate al telefono.

Testimoni che Berlusconi – secondo le loro stesse dichiarazioni in aula – continua a retribuire ancora oggi con 2.500 euro al mese e che in questi tre anni ha omaggiato con lussuosi appartamenti, automobili, gioielli e contratti in casa Mediaset.

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