Coerenza. Chiediamo le dimissioni del Ministro Idem

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“Non mi sono mai occupata personalmente della gestione di queste cose, non le saprei nemmeno dire di che cifre stiamo parlando” (Josefa Idem)

Oggi il Ministro Idem ha rilasciato una intervista (qui il testo) da non diffondere e da non imitare.

Sbagliato è il merito della reazione e il suo apparato argomentativo.

Primo: «Ho fatto otto olimpiadi e intanto due figli». Non c’entra niente. Sembra Berlusconi quando per difendersi dai processi dice che la magistratura è tutto rossa, che lui “si è fatto da solo” e che ha costruito tutto dal nulla.

Secondo: «Non mi sono mai occupata personalmente della gestione di queste cose, non le saprei nemmeno dire di che cifre stiamo parlando». Qui il messaggio è del tipo ‘io sono sempre stata parte della casta fortunata di chi non deve sporcarsi le mani con la realtà, le bollette da pagare, le dichiarazioni dei redditi da presentare, cose così: c’è sempre stato qualcun altro che l’ha fatto per me’. Noi umani, invece, siamo costretti a star dietro alle scadenze anche se sono delle rotture di coglioni e magari perdiamo un giorno per pagare un divieto di sosta. Senza dire, ovviamente, che “non occuparsene” non solleva di un grammo dalla responsabilità, anzi fa ricadere nel gorgo grottesco dell’«a mia insaputa».

Terzo: «Se il gioco al massacro abituale intorno a noi prevede che questo sia il mio turno per essere fatta a pezzi io dico: la poltrona non mi interessa, mi interessa il progetto per cui sono stata chiamata». Ecco, ministro Idem, questo si chiama prendere a pretesto i toni degli attacchi per non comportarsi in modo limpido.

Quarto: «La denuncia di irregolarità a Ravenna è emersa solo dopo che sono diventata ministro». Signora, questo in una democrazia aperta è normale, anzi sano. Nessuno aveva messo il naso sulle scappatelle di Gary Hart prima che si presentasse alle primarie. E se Scajola fosse stato un casellante anziché un ministro non sarebbe sorto uno scandalo sulla casa al Colosseo. Fa parte del gioco. Lamentarsene è, quanto meno, un po’ naif.

Come scrive Alessandro Gilioli nel suo blog “Proprio per non essere né sembrare tutti uguali e proprio per non mostrare attaccamento alla poltrona” – andava fatta seguire subito da una serena, dignitosa e nobile letterina di dimissioni. Sottolineando così la propria dirittura morale e la propria superiorità nei confronti degli evasori e dei delinquenti che stanno in politica. E giovando quindi anche alla propria reputazione, sul medio-lungo termine, in modo molto più robusto rispetto a quella che pare una disperata arrampicata sugli specchi.

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3 pensieri su “Coerenza. Chiediamo le dimissioni del Ministro Idem

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