Obiezione alle spese militari e nucleari

6a015435cba160970c017c35cf6398970b-320wiE’ in primo piano sui giornali di oggi. Barack Obama lancia da Berlino l’offerta di ridurre di un terzo gli arsenali atomici di USA e Russia. Tuttavia ci sono dei punti poco chiari: il tetto di 1.550 testate, fissato dal Nuovo Start del 2010, non copre tutte le testate atomiche. Vi sono anche le tattiche e le “ritirate in attesa di smantellamento”.

Le testate esistenti nel mondo, contando gli altri 7 Stati nucleari oltre USA e Russia, “arrivano a più di 17.000”. E mentre Obama parla di disarmo, sta di fatto violando il Nuovo Start “trasformando le testate schierate in Europa in bombe intelligenti da montare sui famigerati F35”.

Questo è l’aspetto che tocca direttamente l’Italia

La vicenda può essere riassunta nel seguente modo (non la faccio tanto lunga!):

1- Si stanno ammodernando con oltre 10 miliardi di dollari le B-61 a Ghedi (20) e ad Aviano (50) con testate nucleari adatte al trasporto degli F-35;
2- I repubblicani del congresso USA ratificano il “New START” (Trattato per la riduzione delle armi strategiche) solo perché Obama ha stanziato 80 miliardi di dollari per l’ammodernamento dell’arsenale nucleare strategico e tattico;
3- Ma a questo punto sono i russi, già irritati per il sistema antimissile in Polonia e Romania (quello che i cechi hanno rifiutato grazie ad una potente mobilitazione popolare), prendendo spunto dall’ammodernamento delle “tattiche” in Europa, a fare problemi sulla entrata in vigore del Trattato in questione minacciando una possibile disdetta”.

Punto di fondo: “Le armi nucleari vengono mantenute ed ammodernate perché si prevede di usarle“.

Il “first strike” (primo colpo) è il punto essenziale del confronto atomico, che si gioca sulla regola del “chi spara per primo vince se riesce nel contempo a neutralizzare la risposta dell’avversario”.

Ecco perché Mosca (che anche essa, sottolineo, è perfettamente in linea con tale logica, ma disponendo di un livello tecnologico ed organizzativo inferiore) non vuole ridurre oltre una certa quantità il numero delle testate strategiche.

Si tratta di salvaguardare quella che tecnicamente si chiama “controforza”: il numero dei missili che potrebbero effettuare la ritorsione nucleare dopo essere “scampati” al primo colpo dell’avversario. E che non dovrebbero poi essere intercettati in volo dai sistemi antimissile. Più missili scampati alla distruzione del primo colpo, più difficoltà dei sistemi antimissile di intercettarli se lanciati: chiaro, no?

Dovremmo ricordare che, grazie al “progresso tecnologico” ed all’automazione informatizzata dei sistemi di comando, comunicazione e controllo, esiste il pericolo di “guerra nucleare per errore” e che questo è aggravato dalla “proliferazione atomica orizzontale” (ossia più Stati con armi nucleari).

Di qui l’avvertimento di Albert Einstein, che speriamo non diventi una previsione: “O l’umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l’umanità“.

Ultimo allarme lo lancia oggi un editoriale di Ugo Tramballi sul “Sole 24 Ore” ricorda che il “Bulletin of the atomic scientists” (qui l’intervista) ci ritiene fermi a “sei minuti rispetto alla mezzanotte nucleare”. Il BAS ricorda che oltre alle 9 potenze atomiche “esistono altri 40 Stati che conservano materiale fissile per fabbricare una Bomba. Una trentina hanno la capacità tecnologica per assemblarne una e renderla operativa con un vettore”.

Qui sta la base del legame tra nucleare civile e nucleare militare.

La potenza militare rimane lo strumento cardine per conservare una supremazia mondiale. La potenza militare è essenziale anche per le partite economiche globali e per le partite geopolitiche regionali. L’arsenale atomico è l’espressione suprema della potenza militare.

Ecco perché non ce ne libereremo facilmente, così come non manderemo facilmente in pensione il nucleare energetico, “civile” solo per modo di dire, perché di fatto “l’elettricità è solo un sottoprodotto delle centrali nucleari

La partita antinucleare non è chiusa, nemmeno in Italia, dopo il referendum del 2011.

E’ sempre da giocare, e la si può vincere, dal punto di vista delle donne e degli uomini di buona volontà, tenendo a mente che nella Storia non agisce solo la “potenza” dei complessi militari industriali energetici nel loro legame con gli Stati-potenza. Con ruoli decisivi e penso alle società civili impegnate nel progresso umano e la cittadinanza attiva organizzata.

Quest’ultima anzi, secondo la strategia nonviolenta, se diventa unità popolare organizzata per la verità e la giustizia, sarebbe “la forza più potente“…

Se, invece, continueremo a mettere in primo piano non la “comune umanità”, ma tutte le divisioni nazionalistiche, etniche, religiose e quanto altro, non è difficile immaginare la fine che faremo. Per chi crede nella Giustizia divina, creando l’Inferno sulla Terra non sarei molto convinto che il Padreterno (o la Madreterna) lo risparmierà in Cielo.

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