Il sottile confine tra il G8 di Genova con Giuliani e il ragazzo sparato in Turchia

999271_537228343000193_689527753_n

 

“Guarda cosa fanno 4 o 5 alberi”, sentimenti che vanno al di là della cronaca. La testimonianza di A, ‘volontaria italiana della rivoluzione’.

“La scritta è comparsa su numerosi muri di Istanbul ed è stata la scintilla che ha infiammato i cuori di una nazione. Da Istanbul a Diyarbakir il paese è stato attraversato da un’esasperata necessità di cambiamento che purtroppo conta morti e feriti”

Anni di politica autoritaria e conservatrice del governo di Erdoğan. E se da una parte le scelte fatte dal premier hanno reso la Turchia una delle economie più floride sulla scena internazionale, dall’altra hanno portato a un islamizzazione della società con una forte impronta maschile.

I continui tagli alla libertà sono i principali motivi delle proteste. Il divieto di baciarsi in pubblico, la stretta sul consumo di alcolici, le censure dei media e i giornalisti in prigione, la repressione delle minoranze.

Da poco poi abbiamo assistito ad un “reato di genere”. Vietare la vendita della pillola abortiva, senza dimenticare l’impossibilità di abortire legalmente, è un’incomprensibile falla nel cammino per la parità dei sessi in un paese che poco più di un anno fu sede nonché primo ratificante della Convenzione di Istanbul che di fatto fu il riconoscimento del femminicidio come reato di genere grazie alla quale si è chiuso un capitolo nero della società, il diritto d’onore.

La caratteristica più evidente e stupefacente di questa Rivoluzione è la partecipazione massiccia e variopinta della popolazione tutta, minoranze etniche, religiose e linguistiche comprese.

Avvocati, professori, studenti, operai, dottori (volontariamente al servizio dei manifestanti durante i tafferugli) e molti anziani. Insieme rappresentano il dissenso verso questa politica ancora una volta protetta e “sovvenzionata” dal totale silenzio dei media tradizionali.

Si vivono scenari di un campo da battaglia. Una città squarciata, sanguinante, sporca, ferita, tatuata di desideri e speranze, di animi stufi e contrari a questa linea politica. Miliardi di persone hanno osservato i segni della notte.

Il comportamento delle forze dell’ordine è stato ed è ancora adesso qualcosa per il quale un essere umano dovrebbe vergognarsi. Getti d’acqua, pallottole di gomma, manganelli, schiaffoni, gas al peperoncino (ritenuto dai medici molto più pericoloso di quelli normali), calci e pugni gratuitamente serviti come l’antipasto agli arresti.

Un ragazzo freddato da un colpo alla nuca ad Ankara, un secondo ucciso ad Hatay e un terzo barbaramente schiacciato sotto ad un automezzo lanciato contro la folla sono solo l’apice di qualcosa che a mio avviso è attualmente fuori controllo. Mi sembra di rivivere il G8 di Genova, la scuola Diaz e piazza Alimonda.

Sui muri di Istiklal è da giorni comparsa una scritta che la dice lunga sulla situazione: se prima per un pericolo si urlava “Aiuto! Poliziaa!”, adesso si grida “Polizia…Aiutooo!”. Da ambedue le parti ci sono stati alcuni provocatori i quali hanno cercato di aumentare l’intensità degli scontri ma nonostante gli inni all’odio e alla violenza, il popolo di Gezi Park non si è fatto trascinare nella direzione sbagliata.

Uno dei nostri punti cruciali è la volontà di non agire seguendo i partiti e a mio avviso la massiccia presenza di bandiere nazionali e politiche, gli inni e le marce rischiano di rovinare lo spirito popolare e collettivo della “Rivoluzione” dividendo in qualche modo l’unità in piccoli gruppi, spesso antagonisti.

Non è paura quella che si prova, ma profonda rabbia.

Chi è li è parte di un movimento in piena coscienza civile attraverso il quale si riscoprendo il valore della solidarietà e dell’aiuto spontaneo al prossimo.

Ogni mattina e ogni sera quei (chiamati da Erdogan) “vandali”, ripuliscono le strade dai resti della protesta. Nelle ore più calde le porte di hotel, ristoranti e abitazioni vengono aperte a chi cerca rifugio dal gas chimico, lanciato anche contro l’università a Besiktas. Dai davanzali e dai balconi delle case signore dal cuore grande rimangono sveglie la notte per assistere i manifestanti con viveri, acqua e limone nel tentativo di rinfrancare il viso dal bruciore, anche su di loro la polizia ha scagliato lacrimogeni e pallottole. Insomma, la partecipazione e la coscienza civile sono sbocciate nella forma più rivoluzionaria che si potesse immaginare.

Nessuno sa dove porterà quest’onda, ma di sicuro è un inizio sorprendente. Il popolo ha preso in mano le sue idee, le sue speranze e le sue privazioni. Rivuole indietro ciò che gli è stato tolto.

E sono sicuro che di fronte ad un volere così grande, forte e giusto qualcuno dovrà iniziare a ridimensionare la propria concezione di cosa significhi “governare una Repubblica laica e democratica” com’è la Turchia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...