Lombardia: una regione poco smart. Via il flop della carta servizi voluta da Formigoni

352061_787813_Mail05Tx00_13753396_mediumE’ di oggi la notizia che da settembre la Carta dei servizi voluta dall’ex governatore per i lombardi sarà soppiantata da quella nazionale. Su quasi 10 milioni di cittadini, soltanto 200mila avevano accesso effettivo ai servizi promessi

I risultati dei 15 anni di governo Formigoni si misurano sulla distanza nel dissolversi dei suoi grandi progetti. Ultima “vittima” la carta regionale dei servizi che è nelle tasche di quasi dieci milioni di lombardi: è costata 1,5 miliardi in dieci anni ed ora sarà sostituita dalla carta nazionale in uso in tutte le altre regioni d’Italia.

Il progetto era ambizioso, perché la carta, oltre a funzionare da tessera sanitaria e riportare i codice fiscale, grazie all’inserimento di un microchip permetteva di accedere a una serie di servizi della pubblica amministrazione e di apporre la firma digitale sui documenti elettronici.

Riuscire a farlo è, in verità, piuttosto macchinoso a partire dal doversi dotare di un lettore di smart card (che pure la Regione aveva distribuito a prezzi contenuti) e Pin (molto spesso diverso a seconda del servizio cui si vuole accedere) per poi settare il proprio “navigatore” di rete rispettando parametri non esattamente di uso comune.

Difficoltà evidentemente insuperabili per molti utenti visto che sarebbero soltanto 200mila quanti sfruttano le potenzialità della carta. Che si stavano, lentamente, potenziando, ad esempio funzionando anche da tessera di iscrizione a servizi delle biblioteche pubbliche.

Qualità che, difficilmente, giustificano però l’investimento. Che sarebbe stato “produttivo” solo se, rimuovendo note, e più spesso ignote, “resistenze” burocratico-tecnologiche delle pubbliche amministrazioni centrali e locali, quella Carta dei servizi fosse davvero diventata la prima tessera di un ancor più ambizioso progetto per “concentrare” in un unico documento di identità, i dati fiscali e di accesso ai pubblici servizi, le chiavi per utilizzare la posta certificata, la firma digitale… rendendo così davvero “smart” i contatti con l’amministrazione e con tutti quanti si fossero adeguati a quegli standard.

Invece, si è investito molto, ma male. E adesso si ricomincia con un’altra tessera che ingloberà gli stessi, pochi, servizi della precedente e per la gestione della quale non si potrà fare tesoro dell’esperienza comunque maturata nell’arco di dieci anni.  E a nessuno è venuto naturalmente in mente che, dovendo ricominciare da capo, si poteva perfino approfittarne per far uscire da una “sperimentazione” che dura dal 1 gennaio 2006 (!) la carta d’identità elettronica.

Burocrazia, imprevidenza e inefficienza moltiplicano le carte, anche quando si riducono a tessere plastificate.

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