Così Penati si è lasciato prescrivere

20130524-163408.jpgL’idea di Filippo Penati era quella di entrare in aula da imputato, difendersi e dimostrare la propria innocenza. Questo prima, nelle dichiarazioni a mezzo stampa nei giorni in cui l’inchiesta della procura di Monza travolgeva la sua carriera politica. Poi invece “si è lasciato prescrivere”. In mezzo Sesto San Giovanni e l’area industriale dismessa più grande d’Europa, l’ex Falck, e le autostrade del case Serravalle.

Un intreccio strano tra politici, immobiliaristi, banchieri da due anni finito nell’occhio del ciclone. Quel comune milanese, feudo storico della sinistra, che racconta di un Paese che muta per sempre. “Dalla città delle fabbriche alla città delle case”, una rivoluzione copernicana traghettata da un giro d’affari impressionante (con l’intervento di riqualificazione che oltrepassa i 3,5 miliardi di euro) contro cui i magistrati hanno puntato il dito. Un volume d’affari spropositato a fare da contraltare allo spettro delle tangenti.

Una vicenda che si è trasformata in un sistema, il “Sistema Sesto”, con i pm di Monza che dal raggio dell’inchiesta fanno partire una serie di avvisi di garanzia. Uno è ‘spedito’ proprio all’ex sindaco di Sesto, ex presidente della Provincia di Milano, ex candidato del Partito democratico alla presidente della Regione Lombardia, ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, Filippo Penati. Da qui la vicenda è nota: sospeso dal Pd dopo un tira e molla asprissimo, si fece battagliero e si disse pronto a difendersi. Fino a due giorni fa, quando è passato per la via della prescrizione. Senza presentarsi in aula, dando mandato al suo legale di non difendersi, “sfruttando una norma approvata nella primavera del 2012, che ad alcuni parve davvero un provvedimento ad personam. Non a caso Il Sole 24 Ore allora titolò: “Con la nuova concessione Penati prescritto”.

Ed è un peccato: Non sapremo mai che cosa è successo davvero, qual è stata la mano che ha guidato le scelte urbanistiche che hanno trasformato Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia. Le fabbriche hanno lasciato il posto a nuovi quartieri, a centri commerciali e a cittadelle dei servizi, nati a partire dalla fine degli anni Novanta dov’erano le acciaierie Falck, e sulla Marelli. Non sapremo mai se sono stati atti di concussione a garantire il raddoppio delle cubature previste sull’area ex Falck, la più grande area dismessa d’Italia ricompresa all’interno di un Sin (Sito d’interesse nazionale) da bonificare. Non lo sapremo mai perché non si è andati a processo; perché l’accusa non potrà invitare i testimoni al banco, e interrogarli. Mentre la difesa ha rinuncia a contro dedurre.
La ricostruzione delle vicende relative al caso Falck e al caso Serravalle, le inchieste che riguardano Penati, rischiano di non essere mai dibattute in un’aula giudiziaria ma sicuramente rappresenta la caduta di quello che era considerato un sistema di buon governo delle sinistre in Lombardia: la città di Sesto San Giovanni.

La vicenda dell’area ex Falck e quella gemella di Rogoredo a Milano, di Risanamento Spa, sono emblematiche e raccontano di un intreccio tra i principali istituti di credito del nostro Paese e gestione del territorio. Un gestione che, soprattutto negli ultimi 15 anni, si è piegata all’interesse dell’industria delle costruzioni e del sistema bancario. Non si progetta né si immagina più il territorio come qualcosa che abbia il suo punto cardine nel benessere dei cittadini ma semplicemente attraverso un meccanismo che permetta di massimizzare il valore delle aree di proprietà dei soggetti privati. In questo quadro l’area ex Falck è una caso da manuale. E da raccontare, ancora prima che scoppiasse il caso giudiziario, a prescindere dai risultati dell’inchiesta. In diversi passaggi della vicenda, prima dell’estate del 2011, quando appunto venne coinvolto Penati, si evidenzia come uno dei due principali gruppi bancari italiani, Intesa San Paolo, si faccia motore di tutte le operazioni sull’area.

E trattandosi del primo creditore della società che si trovava nella disponibilità dell’area ex Falck e di Rogoredo a Milano, cioè la Risanamento Spa, società quotata in borsa, Intesa forte o debole di una fortissima esposizione nei confronti di Luigi Zunino, l’azionista di riferimento di Risanamento, cerca in qualche modo di muovere i cavalli, come se fossimo in una scacchiera, per modificare lo stato delle cose. Questo avviene appunto con la cessione dell’area ex Falck a Davide Bizzi, l’ultima azione rilevante prima dello scoppio del caso giudiziario.

Rimane l’amaro in bocca: non saranno chiamati in aula gli amministratori che hanno guidato la giunta sestese dopo Penati, il sindaco Giorgio Oldrini con l’assessore all’Urbanistica Demetrio Morabito, quelli che sono “arrivati in fondo”, approvando il piano d’intervento sull’area ex Falck; non saranno chiamati in aula i vertici di Banca Intesa (poi Intesa Sanpaolo), che ha curato la regia delle operazioni immobiliari legate ai trasferimento della proprietà della società Immobiliare Cascina Rubina, quella che ha in pancia l’area ex Falck, la banca a suo tempo più esposta nei confronti dei proprietari dell’area, prima la famiglia Pasini poi, come detto, Luigi Zunino.

Resta una certezza: per gli stessi reati, Pasqualino Di Leva (assessore del Comune di Sesto San Giovanni al momento dell’arresto), Nicoletta Sostaro (dirigente del Comune) e l’architetto Marco Magni hanno chiesto il patteggiamento, perché probabilmente non confidavano nel buon esito del processo.

Il resto lo trovate sul libro di Luca Martinelli ” La caduta di Stalingrado”

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