Il (non) senso della parata del 2 Giungo. E intanto l’ex UNSC convoca ragazzi per la parata

Possibile che si debba festeggiare la Repubblica italiana solo attraverso un’esibizione di armi e soldati per i Fori Imperiali? Festeggiare il 2 giugno come festa di popolo si può e si deve. L’Italia è spezzata sotto il peso della crisi: servono sobrietà e solidarietà, non armi.

Mi appare assurdo spendere milioni di euro per far sfilare carri armati e altri mezzi militari quando il paese attraversa una crisi così grave e non ci sono risorse nemmeno per assicurare i servizi fondamentali ai cittadini. Meglio sarebbe destinare queste risorse agli ammortizzatori sociali, per gli asili nido o ai servizi per gli anziani non autosufficientì.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sulle armi. Spero che i prossimi 2 giugno, giorno della festa della Repubblica, non vengano più celebrati con la parata militare che siamo costretti a subire ogni anno lungo via dei Fori Imperiali a Roma.

Uno sfoggio muscolare inutile, una simbologia da staterello dittatoriale. Uomini e donne in armi non devono più essere chiamati a rappresentare l’intera comunità italiana. A sfilare semmai dovrebbero essere donne e uomini impegnati nell’istruzione, nella ricerca, nella sanità, i lavoratori e disoccupati, i precari e gli studenti: il presente e il futuro dell’Italia sono loro, e non devono esserlo donne e uomini in armi. Che sia una festa di popolo, non di soldati.

Abbiamo poco tempo per impedire che anche quest’anno l’Italia sia rappresentata in divisa.

E spero che i volontari del servizio civile non partecipino a questa parata. Tuttavia mentre i numeri dei volontari in servizio tendono allo zero, l’ex UNSC – ora Dipartimento – convoca i ragazzi che lo scorso anno hanno partecipato alla parata per chiedere loro nuova disponibilità per quest’anno (fonte FB – post del 18.05.2013)

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I motivi?
Forse ottimizzare sulla spesa dei pantaloni di Armani prodotti su misura lo scorso anno (forse), oppure la reale impossibilità di trovare volontari in servizio nell’area romano-laziale.

Spero che AISEC ( Associazioni Italiana servizio Civilisti) prenda una posizione e restituisca un senso al valore del servizio civile. (Vanni Salvemini)

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