Dal PD una legge anti-movimenti

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Vietare a tutti i movimenti politici non registrati di partecipare alle competizioni elettorali. E’ questo il cuore del disegno di legge presentato dal Partito democratico in Senato. La proposta, firmata dal capogruppo a Palazzo Madama Luigi Zanda e da Anna Finocchiaro, di fatto impedirebbe a tutte le associazioni senza personalità giuridica e senza uno statuto pubblicato in Gazzetta Ufficiale di candidarsi a qualsiasi livello alle elezioni. 

Il disegno, se diventasse legge, come è facile immaginare avrebbe conseguenze dirompenti sull’attuale sistema politico italiano.

Il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, la vera sorpresa dell’ultimo voto e terza forza politica del Paese, sarebbe tra le prime vittime della proposta Zanda-Finocchiaro e, senza una riforma interna, non potrebbe presentarsi alle prossime elezioni.

E’ una follia.

Pensare questa cosa è uccidere la politica fatta dal basso, dei movimenti: quella che si riallaccia ai discorsi sul comune e sui beni comuni (si pensi al lavoro o all’acqua pubblica).

O quella che ha orientamento orizzontale, verso la società e l’economia. Ho nominato coesione questa seconda componente del macrovalore per richiamare la coesione sociale, che spinge a discutere sull’intervento pubblico nella società e nell’economia.

E allora che fare?

Quello che si costituisce attorno al binomio beni comuni-partecipazione è un paradigma che tende a divenire universalistico, e accomuna tra loro i movimenti europei, i movimenti latino-americani (soprattutto indigeni) e quelli asiatici. Può essere questa una delle basi della ricostruzione culturale della sinistra?

Può succedere che questo insieme di soggetti rimanga frammentario e incapace di determinare delle trasformazioni significative, e che nei prossimi anni lo scenario europeo si assimili a quello degli Stati Uniti: una sinistra sociale radicata e dotata di potenziale di mobilitazione priva di rappresentanza politica, dunque inefficace. Oppure potremmo assistere a una capacità di ripresa da parte dei partiti della sinistra. Ma a fianco di queste due possibilità si profila l’eventualità che la «sinistra che verrà» nasca attorno a luoghi, temi, cleavage e soggetti inediti, per ora poco riconoscibili e ambivalenti, perfino ostici e sgradevoli per chi è legato al volto e al vocabolario della sinistra moderna. Questo è quello che sembrano sospettare i governi e i governi-ombra: è attorno ai conflitti territoriali che si concentrano la più decisa repressione degli apparati dello stato, i più insidiosi dispositivi emergenziali, le più crude e bipartisan delegittimazioni culturali.

Dimenticano, però, la bellezza e il significato dei movimenti

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2 pensieri su “Dal PD una legge anti-movimenti

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