Cinquestelle: è conto alla rovescia

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C’è chi scandisce una specie di conto alla rovescia, “tempo un mese e del Movimento resterà ben poco” alludendo anche a “rivelazioni pesanti”. Chi, all’opposto, tenta di riportare dritta la barra e butta acqua sul fuoco: “La polemica sui nostri stipendi da parlamentari sta rasentando il ridicolo. Tanto rumore per nulla” dice il deputato emiliano Michele Dell’Orco.

Qualcuno afferma che c’è Grillo spossato e preoccupato dopo la due giorni romana a tu per tu con i “suoi” parlamentari dai quali non si aspettava tali e tanti squilli di rivolta. Altri lo immaginano persino geloso del gradimento riscosso da Stefano Rodotà, l’altro giorno, quando ha incontrato i deputati Cinque stelle alla Camera con manifestazioni di vera emozione.

Sta circolando una tesi pericolosa: “Rodotà unisce, Grillo divide”. Non c’è solo la polemica sul diritto di cittadinanza su cui il grande capo s’è detto “contrario” mentre la base approva. O quella, “umiliante” come dice il senatore siciliano Campanella, sulla diaria, sui soldi da restituire oppure no.

O l’altra, sul diritto di partecipare ai talk show e di esprimere opinioni personali magari diverse dal pensiero unico che dovrebbe essere dominante alla faccia del motto fondativo dei Cinque stelle “uno vale uno”. Il malessere tra i Cinque stelle è molto di più. E va parecchio oltre la critica. Mettendo insieme dichiarazioni che sono anonime per richiesta dei diretti interessati (“dateci un po’ più di tempo per organizzarci meglio e capire come ci dobbiamo muovere”) e altre esplicite emerse dalla due giorni a tu per tu con il Capo Beppe, il risultato è che un pezzo dei 163 parlamentari eletti potrebbe presto prendere un’altra strada. Si tratta di una trentina, ma forse cinquanta, eletti che non ne possono più: “Grillo deve smetterla di trattarci come servi e per di più sciocchi. Il detto “io ti ho creato e io ti distruggo” con noi non funziona”. Ma è quello che emerge dai post pubblicati in questi giorni (“Houston, abbiamo un problema. Di cresta”) e la diaspora sembra matura. I ribelli rifiutano l’ipotesi di transitare nel gruppo Misto che fa veramente tanto vecchia politica. E però “se fossimo una ventina qui alla Camera e una decina al Senato potremmo dare vita a una costola indipendente dei Cinque stelle”. Una costola che guarda decisamente a sinistra, verso Sel con cui alcuni deputati ma anche alcuni senatori hanno evidenti sintonie di vedute e di opinioni. E che potrebbe aver già trovato un padre fondatore, uno di quei nomi da Pantheon, come Stefano Rodotà. Se si vuole capire bene cosa sta succedendo tra i Cinque stelle bisogna infatti andare indietro fino a mercoledì quando il gruppo parlamentare ha organizzato l’incontro con il Professore che stava per diventare Presidente grazie alla candidatura Cinque stelle.

Quell’incontro, che l’ex Garante della privacy ha dedicato soprattutto all’importanza delle capacità di mediazione in politica, si è concluso con applausi ed ovazioni, raccontano testimoni, “quasi liberatori”. Il giorno dopo, giovedì, è arrivato Grillo e, si fa notare, “pensa che neppure tutti erano informati del suo arrivo”. Se è presto, forse eccessivo, per parlare di scippo di leadership, un problema di dualismo tra “Rodotà che unisce e Grillo che divide” esiste. Serpeggia. E s’ingrossa. Ieri il leader Cinque stelle ha preferito dedicare il post di giornata (“la marcetta su Brescia”) ai nemici di sempre, Berlusconi, Letta e il governo che come le tre scimmiette non vede, non sente e non parla della gravità di quanto è successo ieri a Brescia. O ai temi classici come un decreto che taglia lo stipendio ai parlamentari. Ha ripreso a parlare degli altri per lasciare sbollire gli animi in casa.

Ma certe ferite non sono più curabili. Ad esempio il no secco alla legge sulla cittadinanza per gli stranieri che nascono in Italia (ius soli) che ha costretto il brillante onorevole Di Battista ha smentirsi pubblicamente dando la colpa (in modo poco elegante) a un giornalista che gli aveva carpito con l’inganno certe affermazioni. Ieri due deputati Cinque stelle ancora ricordavano, con amarezza, lo scontro verbale in assemblea tra Grillo e il senatore Campanella. “Ti sbagli Beppe, Venturino (il vice governatore siciliano cacciato perchè non ha restituito la diaria, ndr) non è un pezzo di merda” ha detto Campanella. “Zitto tu, chi credi d’essere, cosa hai fatto negli ultimi due mesi” ha replicato il leader. E Campanella: “Non mi pare una domanda pertinente ma ti rispondo: ho lavorato dodici ore al giorno”. Offese ed umiliazioni. Quando è così, le storie sono finite.

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