Trasporti. Sancito il “divorzio” tra cittadino in movimento e chi dovrebbe fornire il servizio

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L’assenza delle Regioni. Trenitalia ha l’80 per cento del mercato, il resto se lo dividono una ventina di aziende locali. Perché l’Alta Velocità vede crescere investimenti e utili mentre i treni per i pendolari sono abbandonati? Crescono le Frecce Rosse (quelle a partire da 86 euro), diminuiscono i tempi di percorrenza tra Roma e Milano, ma nell’universo parallelo i regionali sono sempre meno: 6800 quelli di Trenitalia, il numero più basso degli ultimi dieci anni, che nel 2012 hanno coperto 155 milioni di km (4,5 per cento in meno rispetto al 2010).

I treni a percorrenza breve sono sempre più rotti e sporchi. Non solo in ritardo, non passano proprio. Saltano una, due, tre corse – per un’ avaria, uno sciopero senza preavviso, perché c’è stato l’ennesimo furto di rame sulla tratta – e alla quarta, quando arrivano, non possono ripartire perché non c’è spazio per contenere i passeggeri accumulati in banchina. È accaduto, l’altra sera, sul serale per Nettuno. Sono saltati il 18 e 07, il 19 e 07, il 19 e 37. Quando è arrivato il 20,07 le carrozze erano stipate oltre ogni limite di sicurezza, il macchinista si è rifiutato di partire. In trenta hanno occupato i binari, la polizia li ha sgombrati a manganellate. Dopo aver preso le botte, quelli del “Comitato pendolari Fr8 carrozza di Nettuno” si sono visti rigettare una class action contro Trenitalia. “Dovete rivolgervi alla Regione Lazio, che firma contratti di servizio”, ha sancito la Corte d’appello.

I tribunali hanno segnalato una questione decisiva: la responsabilità dei treni regionali, alla fine, è tutta delle Regioni. Che, con un atteggiamento equanime, non mettono soldi né idee su un nodo decisivo di sviluppo e di futuro. Per capire, la ipercitata Roma-Viterbo conta da sola il doppio di passeggeri di tutta l’alta velocità italiana e il numero dei pendolari regionali del paese sarebbe il quarto partito d’Italia. Fa una certa impressione scoprire che nessuna delle venti Regioni dedichi al tema – ferrovie locali – una cifra che arrivi all’un per cento del proprio bilancio. Ci si avvicina l’ Emilia Romagna, ma nella Lombardia dello scandalo Trenord (è il quarto giorno di disagio per i pendolari) s’impegna lo 0,51% del totale, nel Lazio di FioritoBatman lo 0,13% e la Calabria spende per il trasporto locale su ferro due euro ogni diecimila a disposizione. Nel Lazio le spese per le indennità dei consiglieri e dei gruppi politici nel 2011 sono state di 36,1 milioni, quelle destinate ai pendolari un milione in meno. La Regione Sicilia ha speso 36 milioni per i gruppi, un terzo per i treni regionali. Tutte le Regioni negli ultimi due anni hanno aumentato – in complicità con i gestori – le tariffe dei biglietti. In Liguria anche del 30 per cento.

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