Le riforme sono l’unico antidoto alla crisi. A che punto siamo

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L’Italia ha privatizzato il governo: Berlusconi si è occupato di sé e noi di lui

I dati congiunturali sono preoccupanti. Tempo fa Confindustria mostrò un timido ottimismo, un segnale di ripresa si era notato. Oggi invece ci rammarichiamo. Sull’internazionalizzazione si può focalizzare la ripresa dell’economia. Confindustria nota però una certa pigrizia.

D’accordo l’idea di mettersi in rete, ma è necessario fare innovazione nel nostro Paese per poter vendere i nostri prodotti all’estero. Un approccio integrato all’internazionalizzazione, le prospettive commerciali e finanziarie.

La crisi che stiamo vivendo non è paragonabile nemmeno con quella degli anni ’30: oggi sono bastati solo pochi mesi per sprofondare. Viviamo in un tempo in cui sparisce la quinta banca mondiale, la Grecia ha la capacità di “infettare” il mondo: nessuno pensava a questo scenario.
Noi stiamo meglio della Grecia: qui c’è più ricchezza e ci sono più fabbriche. Però la crisi in Italia si fa ancora sentire.

 

Dal 2008 ad oggi la produzione industriale è calata drasticamente.

Però adesso o si fa una politica per la crescita oppure non si cresce: dove eravamo non si torna più. In Italia servono le riforme. Se non si fanno il nostro Paese rischia di scomparire. Le riforme però non danno popolarità: se il governo nazionale vuole solo applausi, allora è meglio cambiarlo perché è pericoloso.

Un punto di vista di Federico Rampini

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