Parliamo di Politica. E non di “endorsement”

Milioni di persone hanno votato e hanno chiesto, urlando nel silenzio, di essere parte della Politica.

Ma quello che sta accadendo in questi giorni lo sto trovando come un boomerang verso quella identità che il CentroSinistra sta cercando di dare.

Ci si sta aggrovigliando verso “endorsement” ( Hack, Jovanotti e tanti altri ), come se questi fossero patrimonio e proprietà di qualcuno.

Fanno parte della nazione, di un patrimonio culturale dove l’unico proprietario si chiama bene comune. Questa spinta smisurata verso alcune questioni ( il cambio delle regole, la politica come marketing ) sta facendo perdere la bussola dei problemi reali.

Le notizie di questi giorni: ILVA, Ospedale San Raffaele, SSN a rischio?

Ma noi ci preoccupiamo di cosa fa la Hack o Jovanotti o di cosa deciderà Nichi Vendola!

Se si è deciso per il cambiamento, per la “rottamazione” o per tanto altro discutiamo di cose serie. Lo so che ci sono proposte sia da “una parte” che “dall’altra”, ma non diamo adito alla antipolitica di speculare sulle nostre “rotture” o sulla esasperazione di alcune questioni.

Il cambiamento oggi richiede innanzitutto richiede consapevolezza del limite e del sostenibile. “Il futuro non è più quello di una volta” significa che lo sviluppo sarà un’altra cosa e per generarlo durevolmente occorre una giusta miscela tra economia della conoscenza e economia green. In una parola bisogna imparare a frequentare la complessità. Non è più il tempo della banalità.

Sappiamo che l’allergia alle regole, la debole cultura della legalità sono un problema del paese intero. Nello specchio del berlusconismo (“aggira le regole, fa quello che vuoi, purchè non ti faccia beccare”), si riflette l’autobiografia profonda di tutto il paese. Eppure, sappiamo che nel senso comune questa zavorra è ricondotta al mezzogiorno. La sfida , si vince se si ricostruisce il legame di comunità tra le persone, col territorio e con le istituzioni pubbliche. Sentirsi parte, anzi meglio, artefici di un comune destino. Ma questo è possibile se si ricompone, con pazienza, tenacia, discrezione il suo capitale di fiducia.

La politica che agisce come fattore di cambiamento è solo quella che restituisce ai cittadini quote crescenti del suo potere. E che concepisce la sua funzione come facilitatore della cittadinanza responsabile. La politica che può rendere stabile il cambiamento è quella che attiva i cittadini, non solo in campagna elettorale ma ogni giorno, nella costruzione delle sue politiche pubbliche. Li rende protagonisti delle sfide.

In tempi di risorse scarse, che si riducono sempre di più, i processi di sviluppo ma anche una nuova idea di welfare di comunità possono nascere solo attorno a questa inedita idea di “politica generativa” che moltiplica le risorse sociali, promuove la responsabilità diffusa, stimola l’iniziativa diretta.

Insomma. Una politica che si limiti a rivendicare il monopolio della gestione delle risorse pubbliche, ignorando e, quindi dissipando tutte le energie sociali, è un arnese arrugginito che infetta la cultura del paese.

Abbiamo bisogno di ritorno alla Politica, non di endorsement. E questo vale per tutti e due i candidati.

Perché siamo CentroSinistra

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