L’Italia dei pendolari

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[…]Nessuno trova spazio per i bagagli. Peggio ancora, tutti parlano. Tutti sembrano conoscersi. Non ho mai visto niente di simile in Gran Bretagna. Lì, su un treno di pendolari, la maggior parte dei passeggeri resta chiusa in se stessa: è immersa in un giornale, in un libro, o tenta di prolungare i sogni di un’ora prima. Il viaggio è pervaso da una piacevole malinconia. Non sull’Interregionale per MIlano. Questi morti sono viventi. I pendolari sono vicini di casa a Brescia o colleghi di lavoro a Milano. Discutono animatamente lungo tutta la vettura. Alcuni gruppi ne conoscono altri e si aggrovigliano tra loro. […] In questi gruppi si instaura una strana consapevolezza collettiva, una sensazione fisica palpabile. Amano i loro corpi e i loro accessori, le borsette, i computer portatili, i cellulari e i minuscoli zainetti firmati. “Guarda cosa ho comprato, guarda qui”.

Tastano il nuovo materiale, toccano il braccio dell’amico.

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