“Fatevi i fatti miei”. Il mio Pantheon

Mahatma Gandhi

Ho trascorso la mia vita a leggere Gandhi. Frequentando anche la Casa per la Pace .

Per me la nonviolenza non è un codice etico, né un’etichetta. Non è solo uno “strumento di critica radicale della violenza”. Credo che la nonviolenza sia una scelta di fondo della vita della persona che include mitezza e rispetto verso gli altri (troppi sedicenti nonviolenti muovono nella direzione opposta). Ed è anche un modo individuale e collettivo di agire nella lotta politica, che in quanto ansia di cambiamento è conflitto, non contemplazione. Come il frutto e l’albero che non possono essere disgiunti dal seme, come diceva Gandhi. Dunque, un orientamento politico culturale, una sfida civile, un’esperienza in cammino che cerca testimoni, riconosce difficilmente dei profeti, non tollera apostoli autoproclamati.
La pace è il traguardo di ogni responsabilità pubblica. Io rispetto e difendo anche l’altrui diritto di una personale posizione di “pacifismo assoluto”. Il compito della politica, tuttavia, è di costruire la pace attraverso la prevenzione e il governo dei conflitti, che esistono ed esisteranno nelle relazione umane. Compito di una politica orientata alla pace è cercare di limitare l’uso della forza a una “extrema ratio”, al fine di evitare maggiori violenze, maggiori sopraffazioni. Compito di un governo democratico è garantire che le istituzioni che dispongono della forza siano garanti della libertà e della convivenza civile.

Enrico Berlinguer

Ho subito il fascino di Enrico Berlinguer leggendo la “Questione morale”.

Si può creare un´offerta politica contro i ladri, una grande alternativa di valori, il racconto di un´Italia migliore fondata sulle virtù civiche e i beni comuni.

Don Tonino Bello

Amore, voce del verbo morire: una sfida permanente della conversione: che è schiudersi agli altri, scacciare i fantasmi della paura delle diversità, conoscere e scambiare e contaminarsi e donare.
Fuoriuscire dal recinto del privilegio e dell’egoismo, recidere il filo spinato del pregiudizio nutrito di petrodollari, detronizzare la dinastia planetaria del profitto. Cambiare registro, cambiare pelle al presente, farsi costruttori di strade e pontili piuttosto che di muraglie e di barriere architettoniche. Con-dividere: farsi compagni del mondo, farsi prossimo, coniugare i verbi della conoscenza e della tenerezza per chi normalmente inchiodiamo al legno delle nostre fobie e delle nostre pigrizie.

 
Paolo Sylos Labini

Il mio maestro, colui che mi ha guidato durante il mio percorso universitario. Colui che mi ha guidato sino al suo ultimo momento.

Colpito dal suo “ Saggio sulle classi sociali”

«Lo studioso di discipline sociali nella sua attività intellettuale e politica è necessariamente condizionato dall’educazione che ha ricevuto, dall’ambiente dal quale proviene, dalle sue preferenze circa i movimenti della società in cui vive, in una parola dalla sua ideologia. Di ciò egli deve essere ben consapevole, proprio per ridurre le distorsioni che nelle sue analisi, addirittura nella scelta stessa dei rami da studiare, può provocare la sua ideologia. Lo studioso di discipline sociali che si crede orgogliosamente obiettivo, neutrale, fuori della mischia, è tutto sommato un personaggio patetico, perché è vittima di una ideologia senza saperlo e senza possibilità di contrastarne le pressioni».

Ma non dimentico chi è sempre dentro di me: mio Nonno!

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